(red.) Anche un’azienda bresciana, di Gavardo, è finita tra le sette imprese perquisite dai carabinieri forestali nell’ambito di un’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze. Il risultato finale è quello di 13 persone indagate per associazione a delinquere tra Lombardia, Campania, Puglia, Liguria, Lazio e Toscana dove si sono svolte le perquisizioni. Le aziende interessate, invece, operano tra Bergamo, Brescia, Firenze e Livorno.

Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero allestito e organizzato, in concorso tra loro, attività continuative di cessione, ricevimento, trasporto e gestione abusiva di ingenti quantitativi di rifiuti speciali anche pericolosi. Si parla di rifiuti ferrosi, rottami e da acciaierie – ma dichiarati come materie prime secondarie o non pericolosi – anche dall’estero. Alcune imprese avevano dichiarato, secondo l’indagine, di aver svolto operazioni di recupero dei rifiuti, in realtà mai fatte, mentre tra gli indagati ci sono anche addetti compiacenti degli impianti di trattamento dei rifiuti pericolosi.

Questi sarebbero stati miscelati e declassificati a non pericolosi, materie seconde o merce. Poi trasportati su camion non idonei e guidati da autotrasportatori non abilitati. Tra gli altri indagati ci sono anche intermediari che avrebbero svolto queste attività illecite per abbattere i costi di trasporto e smaltimento. L’intera indagine era partita nel 2014 con il sequestro, da parte della procura di Firenze, di un’azienda di smaltimento di rifiuti del capoluogo toscano, ma si va avanti per capire dove fossero destinati questi materiali.

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