(red.) Se ogni operazione andrà per il meglio, la chiatta affondata nel lago di Garda e ritrovata domenica 26 novembre a 28 metri di profondità a Gardone Riviera, nel bresciano, contro la condotta fognaria che al momento sta reggendo, dovrebbe essere rimossa nell’arco di dieci giorni. Mercoledì 6 dicembre in prefettura a Brescia, che coordina gli interventi, la ditta proprietaria del relitto e che si fa carico delle spese e di tutte le operazioni, ha presentato un piano di recupero.

Il tavolo tecnico che vede coinvolta Garda Uno, il Comune di Gardone Riviera e le forze dell’ordine in campo, ha quindi dato il via libera. Rinviando, se possibile, a entro sabato 9 dicembre il cronoprogramma e il piano dettagliato. Si è stabilito che l’imbarcazione non verrà sollevata dalla profondità con dei palloni, ma sarà trainata con dei mezzi meccanici predisposti nell’area di cantiere dove la proprietà stava lavorando prima del guaio. In pratica, il relitto verrà fatto muovere lungo la stessa scia che ha provocato nel momento in cui è finito sott’acqua.

Questo, secondo gli esperti, dovrebbe portare a un rischio decisamente minore. Anche perché l’obiettivo principale è quello di mettere in sicurezza il collettore dei reflui, sotto il livello del lago, che sta sopportando una forza molto elevata. Il materiale elastico gli consente di resistere, ma più passano i giorni e quindi si avvicina anche il rischio di rottura. Ora mancano “solo” le questioni tecniche per procedere con il lavoro. Nel frattempo la prefettura continua a mantenere la regia, mentre la procura di Brescia ha aperto un’indagine e sul posto è stato anche ordinato il divieto di navigazione.

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