(red.) Le quattro ex dipendenti della Nk di Ceto, nel bresciano, che dal 13 novembre si sono incatenate ai cancelli dell’azienda chiusa e con tanto di sciopero della fame come forma di protesta, hanno deciso di arrendersi dopo dieci giorni. Soprattutto il clima freddo le ha spinte a rinunciare e a sospendere il presidio, smontato mercoledì 22 novembre. Ma con la sensazione di aver compiuto un passo decisivo e un atto importante per mobilitare la Valcamonica.

Non a caso proprio mercoledì in Comunità montana si è tenuto un vertice tra il presidente Oliviero Valzelli, i sindacati, i sindaci, l’Unione locale dei Comuni e i consiglieri regionali della valle. Dal tavolo di lavoro, che resterà permanente, è arrivato l’annuncio di riattivare ogni pratica per consentire alla valle di rinascere dal punto di vista imprenditoriale ed economico. La Nk di Ceto, con 70 lavoratori licenziati per la chiusura dall’1 maggio 2015 e che hanno ancora per un anno l’indennità di disoccupazione, è solo una delle diverse realtà preoccupanti per il lavoro.

Dalla riunione è emersa la volontà di individuare i siti industriali dismessi e da riconvertire, cercare imprenditori che vogliano investire in valle, usare il Fondo dei Comuni confinanti e partecipare ai bandi regionali per l’occupazione. L’obiettivo è quello di ricollocare i lavoratori, anche attraverso i corsi di formazione.

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