(red.) La vicenda dell’operaio Alessandro Musini, condannato all’ergastolo in primo grado il 20 dicembre 2016 dal tribunale di Brescia con l’accusa di aver ucciso la moglie Anna Mura il 16 marzo 2015 a Castenedolo, nel bresciano, si appresta a tornare nell’aula giudiziaria. Succederà il 15 dicembre per la prima udienza alla Corte d’Appello in cui verrà discussa la richiesta dei legali di Musini di rinnovare il dibattimento e di assolvere l’operaio. Stando alle 122 pagine di ricorso, di cui scrive Bresciaoggi, secondo gli avvocati l’imputato non sarebbe stato l’autore del delitto della moglie.

E nella memoria difensiva viene criticato il modo in cui sono state compiute le indagini, non approfondite dal punto di vista scientifico su ogni elemento, a partire dal sonoro del contesto in cui è avvenuto l’omicidio. Viene anche inserita la posizione del figlio, malato e quindi a casa quel giorno, che inizialmente aveva detto di non aver sentito nulla e poi aveva parlato di rumori.

I legali criticano anche il fatto che gli elementi d’accusa sarebbero frammentati e senza tener conto del contesto e che Musini sarebbe stato condannato perché non sarebbe stato in grado di affermare con certezza di non essere colpevole. Ora l’attesa sarà per il 15 dicembre.

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