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(red.) Nella giornata di giovedì 2 novembre, i lavoratori dell’Italcementi di Rezzato, in provincia di Brescia, hanno indetto una giornata di sciopero della durata di otto ore. 
“Le assemblee dei lavoratori delle cementerie di Calusco e Rezzato”, si legge in un volantino delle Rsu,” hanno valutato negativamente la proposta aziendale di non riconoscere ai lavoratori un premio dignitoso, che tenga conto della fatica e dei carichi di lavoro di questi anni. L’importante riorganizzazione del Gruppo, a seguito dell’acquisizione di Italcementi da parte di HeidelbergCement, ha portato sempre più i lavoratori ad essere polivalenti e polifunzionali, garantendo il positivo andamento di tutti gli indici produttivi di ogni sito. Il senso di responsabilità, con cui è stata gestita la delicata vertenza occupazzionale in questi anni, non può essere ancora una volta “scaricata” sui lavoratori, dopo il taglio di tutte le previdenze di Welfar Aziendale riconosciute fino al 2015″.

Maestranze e sindacati rintengono che la proposta economica dell’azienda sia inaccettabile, “e non rispettosa del lavoro e delle performance prodotte e dell’impegno profuso dai lavoratori in questi anni. Alla luce delle posizioni di Italcementi, che continua a sostenere, che gli accordi del 2015 fossero “di natura eccezionale e non ripetibile” ma un impegno sul biennio, le OO.SS FILCA CISL e FILLEA CGIL di Bergamo e Brescia congiuntamente alla RSU di Calusco e Rezzato, chiedono con forza un accordo economico dignitoso e un impegno serio per completare l’organico aziendale in tempi brevi”.  

Il gruppo Italcementi, in una nota stampa, “ribadisce il proprio stupore di fronte all’iniziativa di promuovere lo sciopero, annunciato nel momento in cui negli impianti è tutt’ora in corso la trattativa sul premio di produzione. Alle argomentazioni dell’azienda è stato contrapposto da parte delle rappresentanze dei lavoratori un non-ascolto, con la proclamazione di uno sciopero con il quale di fatto si chiude al confronto.
La decisione è peraltro in contraddizione con l’accordo del 2015 alla base dei premi di produzione già erogati, con il quale le parti si impegnavano a discutere il tema a livello nazionale e a non intraprendere iniziative locali, come lo sciopero proclamato”.

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