Sparito il sangue dalla teca dedicata a San Giovanni Paolo II

(red.) A consentire il furto di due reliquie di San Giovanni Paolo II e del presbitero polacco beato Jerzy Popieluszko potrebbe essere stato un basista residente proprio a Tignale, nel bresciano. La notizia del sangue del santo Karol Wojtyla e di alcuni frammenti ossei dell’altro sacerdote ucciso nel 1984 e depredati dal santuario di Montecastello, nella località gardesana, ha avuto gli echi nazionali. Tanto da raggiungere anche il Vaticano, dove il cardinale bresciano Giovanni Battista Re si è detto triste e addolorato per quanto accaduto. E si appella ai malviventi perché restituiscano quanto rubato.

Il furto, come ricostruito dai carabinieri di Gargnano con quelli del Nucleo di tutela del patrimonio di Monza e che continuano a indagare, sarebbe avvenuto nella notte tra lunedì 16 e martedì 17 ottobre. In quell’episodio sembra che uno dei malviventi sia riuscito a entrare nella sagrestia fingendosi turista intorno alle 18,30, poi abbia atteso la chiusura del santuario per restare all’interno, percorrere lo stretto corridoio fino alla Casa Santa e qui aprire ai complici. Poi avrebbero portato via le reliquie, ma anche paramenti e altri materiali religiosi tra calici, contenitori delle ostie e candelabri. Quindi erano fuggiti da una porta lasciata socchiusa e che la custode aveva scoperto in modo sospettoso la mattina successiva.

Don Giuseppe Mattanza, parroco di Tignale, aveva subito denunciato il fatto ai militari, ma sperato che i ladri si ravvedessero per riportare tutto al santuario. Invece nulla, quindi domenica 22 ha comunicato la notizia ai fedeli. Dal punto di vista delle indagini, proprio nella sagrestia sarebbero state trovate delle impronte appartenenti a un residente di Tignale che avrebbe fatto da basista. E questa ipotesi ha sconvolto l’intera comunità dell’alto Garda. Nel frattempo il cardinale Re e l’esperto di cose religiose mons. Ivo Panteghini si appellano ai malviventi perché riportino le reliquie al loro posto. Materiale che tra l’altro non sarebbe vendibile sul mercato, se non quello clandestino. Non è la prima volta che nel bresciano vengono compiuti atti del genere.

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