Dopo diversi giorni di articoli, interviste e lettere sul quartiere Carmine e il fenomeno della cosiddetta “movida”, in qualità di presidente del consiglio di quartiere propongo alcune riflessioni a partire dalla convinzione che per poter comprendere realmente la vicenda è necessario sempre partire da informazioni chiare. Per questo mi permetto di precisare che nell’area della “movida” (esclusa via San Faustino) ci sono 20 attività che lavorano principalmente la sera; la nota sentenza ottenuta da una coppia di abitanti del quartiere è relativa ad una zona dove sono presenti due locali, solo uno dei quali è vicino alla casa di tali residenti. Il consiglio di quartiere ha avuto segnalazioni di disturbo in relazione a 6 attività, mentre altre segnalazioni sono arrivate per la presenza di persone che fanno rumore fino a notte inoltrata davanti al cinema nuovo Eden.

A partire da ciò, in questi anni il consiglio di quartiere ha affrontato la questione in modo accurato, in continuo contatto con gli abitanti, con le attività commerciali e la Polizia Locale, prendendo in esame ogni segnalazione arrivata, senza sottovalutarne nessuna. Abbiamo verificato puntualmente ogni segnalazione prima dei intraprendere qualsiasi azione, con una modalità di lavoro uguale per tutti i casi, senza pregiudiziale alcuna, che prevede:

1. chiare e precise informazioni iniziali, con richiesta di certa indicazione della durata di quanto segnalato, le ore in cui si è verificato e gli altri dettagli importanti per capire quanto indicato;

2. verifica della situazione descritta, con richiesta di testimonianza ai vicini di casa, di informazioni ai responsabili del disturbo ma anche alla Polizia Locale;

3. sopralluogo. Questo metodo ha portato ad inoltrare segnalazioni, ma anche a constatare che alcune di queste non erano condivise dagli altri abitanti dello stesso palazzo oppure erano ormai passate. Da questo modus operandi ho capito che ci sono dei luoghi in quartiere dove risulta difficile la convivenza tra bar e abitanti, nonchè tra persone che stazionano per strada e abitanti, ma, sono poche in relazione al numero dei locali e delle persone presenti.

Descrivere il quartiere di Brescia come una zona franca, dove i frequentatori dei locali creano solo caos, non è il modo migliore di porsi se si vuole risolvere i problemi, anzi mi sembra offensivo per le molte persone, anche abitanti del quartiere, che frequentano i locali e le strade; credo inoltre che serva solo a creare confusione e impedire di individuare e risolvere le criticità. Il consiglio di quartiere ha tentato di mediare con gli interessati, in modo particolare con i gestori dei locali, ma purtroppo non tutti i gestori o gli abitanti hanno voluto collaborare per tentare di trovare una soluzione. Come consiglio di quartiere abbiamo valutato che il fenomeno della “movida” ha migliorato il quartiere, non ha eliminato le problematiche, le ha cambiate. Anche se non dimentichiamo che, laddove esistono disturbi, occorre risolverli.

Concordo con i residenti sul fatto che rimane il problema della maleducazione di alcuni frequentatori del quartiere, i quali in piena notte disturbano il sonno e che la situazione dell’area antistante il cinema Eden debba trovare una soluzione. Concordo che comporti disagi l’occupazione di parcheggi riservati e passi carrai da auto di frequentatori dei locali e cinema nuovo Eden, come consiglio di quartiere abbiamo più volte chiesto, senza ottenerlo, la limitazione dell’accesso ai soli residenti. Però ritengo che lo stare in strada, ovviamente in modo civile ed educato, o stazionare sulle scale del cinema nuovo Eden, non costituisca in sé un problema, così come non lo costituiscono le sei “feste” serali all’aperto con musica (che termina alle 23.30), i pranzi e le iniziative di strada; penso anzi che vivere lo spazio pubblico sia un fatto positivo, che permette la conoscenza reciproca e la socialità, rendendo sicuro il quartiere, migliorando i rapporti tra le persone, combattendo la diffidenza verso gli altri così tanto fomentata da alcune forze politiche e da molti programmi televisivi.

Insomma, sono convinto che la direzione cui tendere sia quella della tolleranza verso modi di vita diversi tra loro, del dialogo con tutti, accettando il fatto che il quartiere stia cambiando e che non esiste un unico modello di vita. La trasformazione comporterà, per l’ennesima volta, il cambiamento della composizione abitativa, dovremmo cercare di indirizzarla collaborando tra tutti, analizzando gli aspetti negativi e positivi, cercando di capire quali siano le iniziative e le attività da attuare per non subire passivamente il cambiamento e continuando ad essere includenti. A partire dall’idea che gli spazi pubblici sono da considerare come luoghi da condividere e non come depandance dell’abitazione privata. Perché la contrapposizione sterile a fenomeni che trascendono la piccola realtà del nostro quartiere fa male a tutti.

Brescia, 22 ottobre 2017
Francesco Catalano presidente CDQ centro storico nord

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