(red.)  Sono 130 i mezzi pesanti, tra le 6 e le 16 tonnellate, con un valore approssimativo di 11,2 milioni di euro per i quali 38 imprese dell’autotrasporto bresciano stanno chiedendo il risarcimento per aver subito un danno per mancanza di concorrenza sul mercato tra il 1997 ed il 2011. Tante, infatti, sono le aziende che hanno aderito alla class action promossa da CNA contro il cartello dei 5 produttori di autocarri che a luglio 2016 è stato sanzionato dall’Unione Europea. Sono parte delle quasi 3mila imprese coinvolte a livello nazionale, delle quali 181 in Lombardia.

 

Nei giorni scorsi, l’Antitrust europeo ha multato per 880,5 milioni di euro anche Scania, che a differenza di Daf, Daimler, Iveco, Man e Volvo/Renault, un anno fa aveva rifiutato la transazione. Insieme, i sei costruttori producono nove decimi dei camion venduti nell’Unione Europea, coprendo circa tre quarti del trasporto interno di merci. 

L’iter per la class action contro il cartello che CNA Fita, la categoria che rappresenta l’autotrasporto della confederazione artigiana, ha avviato lo scorso anno sta proseguendo, quindi, con maggiore fermezza dopo l’ultima decisione dell’Antitrust. 

«L’azione di CNA Fita – rimarca Abramo Scalvinoni, presidente di CNA Fita di Brescia – è volta a ottenere un giusto risarcimento per i nostri autotrasportatori che hanno subito un danno acquistando i mezzi di questi 6 produttori sanzionati. Secondo l’Antitrust, infatti, – ricorda Scalvinoni – grazie ad accordi illeciti avevano maggiorato di circa il 20% i prezzi finali dei mezzi».

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