(red.) Dal 2015 il sito industriale tessile Nk di Ceto, nel bresciano, è chiuso dopo che la proprietà rappresentata da Albini ha annunciato e confermato che la produzione nel paese camuno si sarebbe fermata. E così è stato, con circa 70 dipendenti, soprattutto donne, rimaste senza lavoro e alle prese con gli ammortizzatori sociali che termineranno nel 2019. Martedì 3 ottobre le stesse dipendenti, senza i sindacati, sono tornate davanti ai cancelli chiusi dell’azienda criticando il fatto di essere stati lasciati soli dalle istituzioni.

Ad alimentare la rabbia, anche l’idea che la stessa Albini sta decidendo di investire molto nella vicina provincia di Bergamo. Mentre ha chiuso lo stabilimento camuno senza volontà di mediare, come sottolineano addetti e loro rappresentanti. Nel corso dei due anni di attività sbarrata, si sono levate voci di apertura di un supermercato, oppure di un centro di artigianato di eccellenza o ancora un polo logistico o una lavanderia industriale.

Ci sono stati dei sopralluoghi da parte dei privati, ma poi nessuno si è più fatto avanti. Alcuni sindaci del comprensorio che erano alla manifestazione di protesta dei lavoratori hanno annunciato di voler incontrare di nuovo la famiglia Albini per verificare altre possibilità di impiego.

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