(red.) Lunedì 25 settembre il presidente dell’Associazione Industriale Bresciana Giuseppe Pasini con il resto della squadra ha presentato le linee programmatiche del suo mandato quadriennale e gli obiettivi che si intendono raggiungere, a partire dalle priorità, bresciane e italiane. “Il Paese vede finalmente la ripresa. Una ripresa sostenuta fino ad ora, però, solo dagli investimenti delle imprese, mentre è necessario che anche il settore pubblico torni a fare la sua parte con interventi a sostegno di un serio piano infrastrutturale – ha detto Pasini.- E poi bisogna fare molto di più sul fronte della disoccupazione, soprattutto quella giovanile, per la quale le misure oggi allo studio da parte del Governo paiono ancora troppo timide.

Visto l’avvicinarsi di importanti appuntamenti elettorali, dall’ormai prossimo referendum regionale sull’autonomia al voto politico del 2018, vogliamo rivolgere il nostro appello alle forze politiche, affinché prestino attenzione alle istanze provenienti dal mondo produttivo, in particolare su questi temi. Valuteremo quindi con attenzione i programmi elettorali e con ancor più attenzione e severità ne verificheremo l’attuazione”. Affiancato dai suoi vice presidenti – Paola Artioli (Education e Capitale Umano), Angelo Baronchelli (Sviluppo d’impresa, Innovazione ed Economia), Enrico Frigerio (Energia, Ambiente e Sicurezza), Roberto Zini (Lavoro, Relazioni Industriali e Welfare), Elisa Torchiani e Luca Borsoni alla guida del Comitato Piccola Industria e del Gruppo Giovani Imprenditori di Abi e dal direttore generale Marco Nicolai – Pasini ha incontrato la stampa delineando anche il contesto macroeconomico.

“Prendiamo atto della crescita a livello globale: nel 2017, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, il prodotto è atteso aumentare del 3,5%. Tuttavia, la minor crescita dell’Europa ci preoccupa. Diversi, poi, sono gli elementi di incertezza che caratterizzano questa fase, a cominciare dalle tensioni geopolitiche che attraversano il pianeta”. In questo contesto l’Italia e l’economia bresciana mostrano positivi segnali di recupero. Cresce la produzione industriale della Leonessa, che nel secondo trimestre 2017 fa registrare un incremento congiunturale dell’1,8% e tendenziale del 3,6%, il più alto dal primo trimestre 2016. L’export si conferma componente centrale del made in Brescia. Le vendite all’estero nel primo semestre 2017 (7,9 miliardi di euro), sono aumentate del 7,6% rispetto allo stesso periodo del 2016.

Un nuovo record, superiore addirittura ai valori del 2008 (7,6 miliardi). Sul territorio resta ancora negativa la dinamica del credito ed è ancora troppo alta la disoccupazione (11,7% nel 2016, dal 6,1% del 2007) rispetto ai principali Paesi europei (in Germania è al 4,1%, dall’8,5% del 2007). Preoccupa in particolare la disoccupazione giovanile (15-24 anni) che a Brescia nel 2008 prima della crisi era pressoché agli stessi livelli delle più competitive regioni manifatturiere della Germania, mentre nel 2016 ha toccato il 32,9% (29,9% in Lombardia, 37,8% in Italia), contro il 6% del Baden-Württemberg e il 4,4% del Bayern. “Ecco perché chiediamo al Governo un intervento serio di generale taglio del cuneo fiscale per una vera decontribuzione del costo del lavoro e che non sia frutto di interventi isolati introdotti all’ultimo momento in legge di Stabilità a fini propagandistici – continua Pasini.- Il cosiddetto ‘Pacchetto giovani’ allo studio in vista della prossima legge di Bilancio prevede il dimezzamento dei contributi per i primi tre anni di contratto stabile per i giovani fino ai 32 anni.

La misura, secondo le prime stime del Governo, avrebbe un costo iniziale inferiore a 1 miliardo, per salire a circa 2 miliardi una volta a regime. Il tutto per creare 300 mila nuovi posti di lavoro. Riteniamo, come ha fatto notare anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, che la proposta è un po’ timida. Servirebbero più coraggio e più risorse: secondo le stime del Centro Studi di viale dell’Astronomia nei prossimi due o tre anni occorrerebbe un’operazione da 10 miliardi per attivare 900 mila posti di lavoro. La ripresa va sostenuta pure con interventi di politica industriale, a cominciare dalla proroga degli incentivi per Industria 4.0, che hanno stimolato gli investimenti in innovazione delle imprese – conclude Pasini.- In Italia infatti l’incidenza della spesa pubblica destinata agli investimenti rispetto al Pil è molto bassa.

Nel 2016 la quota si è attestata al 2,1%, contro il 2,6% registrato in area euro. Dal 2005 al 2016 il divario cumulato con l’area euro ha raggiunto il 4,1%. Nel 2016, in Italia l’ammontare degli investimenti fissi lordi è inferiore di quasi 86 miliardi rispetto al 2008. A livello cumulato, in questi anni il differenziale con il pre-crisi sfiora i 560 miliardi. Inoltre, mentre gli investimenti privati hanno ripreso a tirare, resta in contrazione la dinamica degli investimenti pubblici. Su questo versante il Paese è fermo, lo Stato deve tornare a investire.

A Brescia ci stiamo battendo da anni per la realizzazione dell’autostrada della Valtrompia, ma l’avvio dei lavori del primo lotto viene continuamente rinviato. Non possiamo poi non citare la questione relativa all’aeroporto di Montichiari che, se ben connesso con i due bacini di Milano e Venezia, potrebbe attrarre operatori importanti per voli intercontinentali. Per questo siamo a favore di una politica della spesa pubblica destinata agli investimenti, purché questi siano più qualificati e produttivi. E’ necessario sfruttare le aperture mostrate dall’Ue circa la possibilità di deroga al patto di stabilità europeo per gli investimenti, in sostanza lo scorporo degli investimenti dal deficit del Paese”.

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