(red.) Mercoledì 13 settembre alla Corte d’Assise a Brescia si è aperto il processo nei confronti di Mirco Franzoni e per la morte di Eduard Ndoj avvenuta nel dicembre del 2013 a Serle, nel bresciano. Da una parte la difesa dell’imputato sostiene che Franzoni non sia colpevole dell’uccisione dell’albanese perché sarebbe partito un colpo dal fucile nel momento in cui lo stesso malvivente avrebbe cercato di rubare l’arma. Dall’altra, invece, si ritiene che il cacciatore valsabbino abbia attuato una vera e propria ricerca dell’uomo.

I fatti risalgono a quel periodo quando Mirco Franzoni e il padre, come ha raccontato anche quest’ultimo mercoledì in tribunale, stavano rientrando a casa da una battuta di caccia. Poi un vicino gli avrebbe detto che qualcuno era entrato nell’abitazione del fratello dello stesso Franzoni. Quindi l’imputato lo avrebbe cercato in casa per poi visto uscire con un presunto complice fuori dalla finestra. A quel punto Franzoni avrebbe rivisto il ladro in vicolo Castagneto e qui avrebbe detto a una vicina di allertare i carabinieri. Durante la telefonata era partito il colpo a poca distanza, uccidendo Ndoj.

Dopo quasi quattro anni, mercoledì si è svolta la prima udienza nel corso della quale sono state raccolte le testimonianze proprio del padre e fratello di Franzoni, dei carabinieri, dei soccorritori e di un testimone che per ultimo ha visto il malvivente. Intanto è stato annunciato che il 18 ottobre i giudici, la pm Caty Bressanelli e i legali dell’imputato e dei parenti della vittima compiranno un sopralluogo e altri accertamenti sul luogo dei fatti.

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