(red.) Lumezzane, Nave, Pisogne e Vestone. Luoghi a diverse latitudini nel bresciano e teatro di vari episodi di bracconaggio scoperti dai carabinieri forestali attraverso l’ex Noa e dal Nucleo ittico venatorio della polizia provinciale. Tutti si associano all’ultimo caso, quello scoperto a Remedello e a pochi giorni dall’inizio della nuova stagione venatoria. A Lumezzane, in Valtrompia, due situazioni illegali sono finite nel mirino delle forze dell’ordine che nel bilancio finale in provincia hanno denunciato sette persone.

In una proprietà privata raggiungibile dalla frazione di Faidana il blitz dei forestali ha portato a denunciare un imprenditore valgobbino e due custodi di uccelli. C’erano appostamenti di caccia, richiami acustici e circa 70 balie, uccelli protetti. Ma anche centinaia di metri di reti da uccellagione, fucili non denunciati e un registro che parlava di 600 esemplari catturati. In località Poffe, sempre a Lumezzane, è stato sorpreso un capannista che usava il suo appostamento per mettere reti e trappole e sparare agli uccelli protetti. A Passabocche di Pisogne, invece, sono stati denunciati zio e nipote beccati con trappole e una balia catturata. Il più giovane, minorenne, è poi fuggito su una moto non assicurata e nonostante non avesse la patente.

A Nave, infine, un migratorista è stato fermato per aver piazzato cento trappole sul suo terreno e catturando oltre venti uccelli. Un’altra scena si è presentata venerdì mattina 1 settembre a pochi metri dalla provinciale 237 del Caffaro a Vestone. Un cervo maschio di 3 anni, infatti, che vagava nei boschi accanto alle case è stato colpito da una fucilata, forse partita proprio dalla provinciale. L’intento del bracconiere potrebbe essere stato quello di lasciare l’animale sul posto per poi prenderlo la notte, ma la polizia ha ricevuto la segnalazione e si è mossa. Gli agenti hanno recuperato la carcassa dell’animale che potrebbe essere messa all’asta, mentre si cerca chi ha sparato abbandonando il cervo nel prato.

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