Foto da Bresciaoggi

(red.) E’ tornata alla normalità la situazione a Serle, nel bresciano, finito al centro delle cronache locali e nazionali per la rivolta dei migranti presenti all’interno di un edificio gestito dalla cooperativa “Medica”. Da tempo gli stranieri residenti e ospiti lamentavano di essere in troppi, precisamente in 36, rispetto ai 23 previsti. Di conseguenza criticavano il fatto di dover ricevere somme più basse per poter mangiare e quindi di soffrire la fame. In più, erano critici sul rapporto con il gestore, visto che questo li avrebbe minacciati dopo che alcuni di loro si erano rivolti alla polizia locale per denunciare la situazione.

E con tanto di registrazioni audio in cui si sentivano gli attacchi da parte della cooperativa. Il malessere ha poi raggiunto il sindaco Paolo Bonvicini che aveva voluto vederci chiaro e allertando la prefettura su quanto stava accadendo. Il risultato ha visto sabato 15 luglio il trasferimento di massa dei 36 migranti verso due centri di accoglienza a Brescia e Barghe. Nello stabile di Serle, invece, ne sono arrivati altri 25. Il primo cittadino si è detto amareggiato per la decisione, visto che gli stranieri presenti in precedenza e da tempo si erano ben integrati e non avevano alcun problema con i cittadini e la comunità.

Lo stesso sindaco ha annunciato che farà una visita istituzionale allo stabile, anche per conoscere i nuovi migranti. Dalla prefettura fanno sapere di essersi interessati con i carabinieri di quanto accaduto e di aver anche sospeso la cooperativa che gestisce l’accoglienza. In ogni caso il contratto con “Medica” scadrà alla fine di luglio e poi si dovrà cercare un nuovo ente. Ma nel panorama generale sono scoppiate anche le polemiche politiche, tra l’assessore lombardo Viviana Beccalossi e il leghista Paolo Grimoldi.

“Sarebbero da inviare tutti a casa di chi continua a portare avanti politiche scellerate che ogni giorno di più si rivelano anche pericolose per la convivenza civile. Quanto avviene in queste ore è la fotografia del fallimento di Renzi e Gentiloni – dice Beccalossi.- Siamo alla follia, da una parte persone che senza alcun scrupolo e senza un controllo preventivo da parte delle autorità competenti lucrano sul business dell’immigrazione e dall’altra finti profughi che passano la giornata a gozzovigliare e a giocare con il telefonino, salvo poi lamentarsi per lo standard di accoglienza loro garantito. Una cosa è certa, la Lombardia ha dato e sta dando abbondantemente e ora dice basta”. Il segretario lombardo del Carroccio dice che “in Lombardia non c’è più posto, le strutture sono sature e si rischia un altro caso Serle”.

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