Foto da Bresciaoggi

(red.) Nella giornata di giovedì 13 luglio l’oratorio di Fiumicello a Brescia ha ospitato un momento storico, quello della presentazione del piano finale di riqualificazione del quartiere di via Milano. Il sindaco Emilio Del Bono con il resto della giunta e i progettisti hanno illustrato gli interventi che saranno portati avanti attraverso il bando “Oltre la strada”. Progetto del valore di 48 milioni di euro finanziati anche dallo Stato per il bando sulle periferie e dai privati.

Parlando dei dettagli, al posto dell’Ideal Clima ci sarà un teatro “doppio”, con 300 posti al piano terra e altri 200 a quello superiore e dedicati al Ctb e al Teatro Telaio. Alla Caffaro, dopo le operazioni di bonifica e messa in sicurezza, sarà abbattuto il muro per creare una piazza dove poter mettere una biblioteca o un distaccamento dell’università. Al posto dell’edificio al civico 140 ci saranno ambulatori, parcheggi e un bar “trasparente”, mentre alle Case del Sole ci sarà uno spazio per le associazioni tra gioco e tempo libero. Sarà anche riqualificato il sottopasso ferroviario di via Rose dove poter creare un servizio di tram suburbano e con fermate in via Rose e poi verso Violino, Mandolossa e Borgo San Giovanni.

In tutta l’area ci saranno anche fibra ottica, wifi e telecamere di sicurezza. Si punta anche sul recupero dell’antico borgo di San Giacomo, ristrutturazione in via Mazzucchelli e all’ex laminatoio. Ora ci saranno tre mesi di tempo per depositare il progetto esecutivo, poi nel 2018 inizieranno i lavori. Infatti, le risorse dovranno essere usate entro il 2021 altrimenti andranno perse. L’obiettivo è quello di completare l’aspetto urbanistico di via Milano in cinque anni.

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17 Commenti

  1. Ho letto con vero interesse la conversazione tra Oscar e Antonio Santelli e trovo che entrambi, espongano appassionatamente ottime ragioni, frutto di riflessione e non di pancia. Forse non son tanto distanti come appare (e neppure io).
    Cordialmente,
    Andrea Breda

  2. Sia che l’area faccia schifo perché ci sono immigrati e sbandati oppure ci siano sbandati e immigrati perché fa schifo, una messa in ordine male non farà
    Conosco Brescia solo da una ventina d’anni, la zona in questione era già un discreto scempio, è solo cresciuto nel disinteressato interesse dei più
    (provenendo dalle peggiori periferie meneghine un po’ me ne intendo)

    • .
      Commento pertinente e condivisibile.
      Le opere sono “sociali, di fruizione collettiva”.
      Voglio proprio vedere se qualcuno investirà in edilizia privata lì.
      Però ci sarà il wifi a beneficio della comunità (e dei ciondoloni).

    • Sì ma via Milano non è il deserto. E’ un pezzo di città storica, nel senso che non è un quartiere ex novo, frutto di una pianificazione astratta. E’ un tessuto urbano vivo, magari lacerato in diversi punti, ma che ha già ora molte potenzialità e anche bellezza, per chi la sa vedere. O forse intende dire che è abitato male? Se è cambiato Brixton (quartiere jamaicano di Londra dove trent’anni fa la polizia manco entrava e ora, pur avendo ancora molti degli abitanti storici, è molto cool) può cambiare anche via Milano. E’ ovvio che non è possibile paragonare Brescia a Londra, tuttavia basta ci siano stimoli culturali e creativi proporzionati allo sforzo richiesto. Se così non fosse, vorrebbe dire che il deserto non è via Milano ma la città intera.

      • Lasci stare Londra e la Gran Bretagna che in genere stanno molto peggio di noi, avendo loro aperto le porte prima. Se per lei “cool” significa avere i tribunali islamici in casa ed applicare la sharia, allora è meglio non esserlo, altrimenti rischi di mettertelo nel “cool” da solo, architettonicamente parlando…

        • Certo che è facile intervenire in un blog come fa lei da un paio d’anni a questa parte: migliaia di post tutti uguali, con poche variazioni, un colossale monumento al copia e incolla. Diciamo pure, se non si offende, un copia e incolla mentale.
          Da mio punto di vista è fondamentale strappare interi pezzi di città al degrado urbano e sociale. Le vengo incontro, se le piace di più posso tradurre il concetto nel linguaggio della semplificazione a cui da tempo tiene tanto: dobbiamo riprenderci quello che è nostro.
          Per me questo avviene attraverso la cultura del progetto o, se vuole, progettando cultura ma non certo assecondando la deriva dell’inciviltà, perché quella non mi è mai appartenuta e quindi non posso riprendermela.

          • Carissimo Antonio,
            Lei ha portato l’esempio di Brixton, e le chiedo se anche solo lontanamente può essere assimilabile a via Milano, fermo restando che quel quartiere nella scala della pericolosità non brilla certo per essere un luogo sicuro, specie di sera, e da molti è soprannominato Bronx di Londra. Le ho risposto anche in merito alle similitudine del Regno di Sua Maestà, evidenziando (solo una delle tante) una problematica di non poco conto legata all’immigrazione incontrollata, che porta a degrado e ghettizzazione, ovvero il maggior problema di via Milano. Se poi il progetto parte come idea portante il nascondere la polvere sotto il tappeto, allora condivido le “belle parole” dell’articolo e le varie amenità tra cui il BAR trasparente.

            Su un concetto sono d’accordo con quanto ha scritto: “…dobbiamo riprenderci quello che è nostro”.
            Un pò meno forse sul “cosa è nostro”, e meno ancora sul metodo, poichè il degrado non lo si risolve stendendo qualche fibra ottica e attivando Wi-Fi.

            Comunque intervenire in un blog non è sempre così facile, a volte si esprime solo un’opinione, a volte invece è prima necessario informarsi, nel mio caso, tempo (poco) permettendo. E’ invece molto più facile insultare come fa lei, attaccando l’eventuale forma, prima della sostanza, sulla quale mi sembra non abbia nemmeno provato a confrontarsi sul merito, ma capisco che forse non vuole scendere a livelli di semplificazione non consoni al suo preminente livello intellettuale.
            ► Buona domenica.

          • Immaginavo che se la sarebbe presa.
            E’ proprio perché invece di entrare nel merito del progetto in questione si ripetono i soliti slogan che ho scritto il mio intervento in un modo che, lo riconosco, poteva essere offensivo.
            Naturalmente mi scuso dell’offesa arrecata.
            Andiamo con ordine.
            Brixton è paragonabile a Via Milano nella misura in cui Londra è paragonabile a Brescia, quindi poco o punto. Proprio per la diversità di scala, i problemi di Via Milano sono notevolmente più semplici da affrontare.
            Io a Brixton ci sono stato diverse volte e le assicuro che, dai tempi in cui i poliziotti venivano decapitati per strada le cose sono cambiate molto. Prima di tutto per l’opposizione che i residenti storici hanno messo in atto nei confronti della criminalità e poi per i consueti (non sempre virtuosi) processi di gentrificazione che hanno portato ad un mutamento notevole del tessuto sociale. Non si tratta di fare diventare un quartiere del genere il posto più sicuro del mondo. Non sarebbe realistico. Si tratta di invertire la tendenza allo sfascio sociale. In questo senso il paragone regge.
            Veniamo al progetto di Via Milano:
            Un doppio teatro in cui, nella sala più grande, traferirà le sue attività il CTB, attività culturali per cui si prevede un distaccamento dell’università, una biblioteca, il nascente Musil, il radicale ridisegno della viabilità, una linea di tram suburbano sulla sottoutilizzata tratta ferroviaria verso Iseo, la bonifica della Caffaro. Senza citare i locali pubblici nuovi o vecchi che assicureranno l’aperitivo pronto per i coraggiosi che sfideranno la sorte addentrandosi nel Bronx bresciano.
            Mi sembra un progetto un po’ più organico di qualche metro di pista ciclabile e di fibra ottica.

            Ad ogni modo, non mi sembra di averla attaccata sulla forma, la mia è del tutto carente.

            Il problema per me è la sostanza. Affermare che qualsiasi cosa si pensi di fare, via Milano è irrecuperabile (la muffa sul muro che riaffiora) è miope o disonesto, in ogni caso sbagliato.
            Può essere che l’Italia sia irrecuperabile, e ci può stare discutere di cambiare rotta sulle politiche dell’immigrazione a livello nazionale. Qui stiamo parlando di un piano specifico per una parte della nostra città. Cosa c’entrano le porte aperte? Lei è una persona pratica. Soluzioni specifiche a problemi specifici. I massimi sistemi affrontati con una battuta, magari sagace, preferisco lasciarli ad altri. A capila!

            Mi scuso ancora per averla offesa.

          • Scuse accettate, anche se non me la sono presa, magari sono rimasto un pò infastidito, perchè una delle peculiarità che apprezzo del “BAR virtuale QuiBrescia” è che gli “avventori”, per lo meno gli abituè, non scendono mai nell’insulto diretto, come invece avviene di consuetudine in molti social, specie in quello per antonomasia.

            Non conosco direttamente Brixton, a Londra manco da troppo tempo, quando ci andai l’ultima volta era un’altra città. Però il problema non sta tanto nella similitudine, come per altro, non essendo architetto o urbanista, non posso giudicare la bontà o meno di un simile progetto, quanto nel problema di fondo che invece assimila le due realtà, come tante altre in Europa, ovvero nell’accettare passivamente un sistema di immigrazione incontrollato che sta lentamente ma inesorabilmente sgretolando il nostro sistema sociale, costruito, e spesso conquistato a caro prezzo, nei secoli.
            Le città in quasi tutta Europa stanno soffrendo non poco di questo fenomeno, che è sempre stato sottostimato dai governi, tutti indistintamente incapaci di affrontarlo e gestirlo, perchè tra le innumerevoli leggi e regole che abbiamo, tutte sono contro qualsiasi azione venga intrapresa atta a ostacolarlo, ed è lì che prima di tutto serve intervenire.
            Spesso è accaduto che nel riqualificare un quartiere (ed è qui che Brixton dovrebbe insegnare), non si è fatto altro che dare una “mano di bianco” e spostare il problema altrove (ecco il significato precedente).

            La riqualificazione ha senso solo se prima si affronta un problema che ha portato e sta ancora portando il degrado, e dopo si può intervenire con successo, altrimenti si rischia solo di riqualificare il degrado, oltretutto con i soldi pubblici.

            ►Come ha recentemente affermato il Card. Turkson: “l’immigrazione è come acqua che scorre dal rubinetto: non bisogna solo asciugarla, ma anche chiudere il rubinetto”.

          • Vede? E’ lei che vola alto. Mi spiattella lì anche citazioni di alti prelati a me del tutto sconosciuti. Per inciso io a Brixton ci andavo perché ci abitava una mia amica, mica perché stavo studiando urbanistica. Faccio tutt’altro mestiere.
            Però mi consenta di non essere d’accordo ancora una volta.
            Se devo aspettare che venga risolto un problema epocale come quello della migrazione per fare qualcosa per casa mia, allora stiamo freschi. Non è che devo aspettare la pace nel mondo per fare pace col mio vicino. Peraltro molti dei problemi di via Milano c’erano anche prima dei flussi migratori degli ultimi vent’anni e il progetto cerca di rispondere innanzi tutto a quelli. Capita che i problemi del presente ci facciano immaginare un passato roseo che non c’è mai stato. Se poi restassero gli stranieri per bene e i farabutti dovessero anche solo spostarsi di qualche chilometro, io sarei contento. Almeno avremmo mandato loro il messaggio che questa non è terra di nessuno. Al contrario, prenderli a fucilate sarebbe forse tanto liberatorio ma manderebbe il messaggio opposto. Rispedirli a casa loro, come accoratamente si chiede spesso anche da questo blog, non è compito di architetti e tecnici comunali, e nemmeno del Sindaco, credo.

          • Mah, io mi auguro vivamente che antonio santelli abbia ragione, ma non ne sono molto convinta.
            Lui stesso dice che sarebbe contento “se poi restassero gli stranieri per bene e i farabutti dovessero anche solo spostarsi di qualche chilometro”. Io invece non sarei per niente contenta perchè questo significherebbe, appunto, avere nascosto la polvere sotto il tappeto. Come probabilmente succederà.

          • Su questi argomenti si veleggia raso terra, altro che volare alto.

            Il suo ragionamento non fa una grinza, anzi le posso dire che è pure condivisibile, se (eh, sì, c’è un “se”) non fosse che il problema >immigrazione-incontrollata-e-solo-subita< interessa soprattutto i sindaci, e non è svincolato dal decoro e dal degrado, ergo dal successo o meno di possibili interventi urbanistici.
            Ieri abbiamo avuto conferma di questo dalla coraggiosa presa di posizione di vari sindaci, i quali giustamente si preoccupano di evitare il degrado prima di dover poi mettere le toppe.

  3. Università e ambulatori in via Milano dove non c’è il metrò…. azz un’indigestione di idee chiare. E’ da quando è nata che si cerca di riempire i vagoncini, per far numero raddoppieranno le notti bianche.

    • Siccome via Milano è lontana dalla metropolitana allora il progetto è frutto di idee confuse. Mah…
      In realtà è un’operazione che per obiettivi, metodi di attuazione e qualità dei professionisti coinvolti non ha paragoni nella storia della città dal dopoguerra ad oggi e, per varie ragioni, (compreso il tipo di finanziamento) non poteva che essere attuata proprio nella zona di via Milano.
      Nel merito delle sue obiezioni:
      “Sarà anche riqualificato il sottopasso ferroviario di via Rose dove poter creare un servizio di tram suburbano e con fermate in via Rose e poi verso Violino, Mandolossa e Borgo San Giovanni.”
      Il capolinea del tram sarà verosimilmente la stazione, dove c’è la metropolitana.
      Probabilmente se non l’avessero chiamato tram suburbano ma, con un’abile mistificazione linguistica, “linea 2 della metropolitana”, il problema secondo il suo ragionamento non ci sarebbe.

      • Buongiorno, la ringrazio della replica, non ho dubbi del fatto che la zona di via Milano vada riqualificata, il problema è sempre il “come” che, per un semplice cittadino come me, significa cercare di intuire quali benefici (e a che costi) potranno esserci X tutti, da quanto leggo mi aspetto altre notti bianche X riempire il team e la nuova zona di via Milano.