Da Primapaginareggio

Di Giovanni Merla
Muore un torero e fa notizia. L’anno scorso le corride in Spagna sono state circa 1800, hanno attirato 6,5 milioni di spettatori, ma soprattutto hanno incassato 3,5 miliardi di euro. Facendo un calcolo approssimativo dal 1985 ad oggi sono morti più o meno 38.000 tori. Uccisi barbaramente, indegnamente. Drogati, riempiti di tranquillanti che ne rallentano i riflessi, storditi, rinchiusi al buio per ore e poi liberati all’improvviso dopo essere stati picchiati.

Nell’arena questi bellissimi e docili animali ci arrivano stremati. Vengono torturati lentamente da uomini a cavallo (banderilleros e picadores) che li feriscono con lance acuminate. Li snervano, li stancano, li indeboliscono. Mordono e fuggono, fin quando il torero, arrogante e vestito da pagliaccio, si pavoneggia un po’ davanti a un gigante ormai ridotto a uno straccio. Poi lo finisce con lo stiletto. Infine gli mozza le orecchie. Spesso il toro è ancora vivo.

E questo si chiama spettacolo secondo voi? Questa è una tradizione da proteggere? Un torero che muore fa notizia, perché a morire è un essere umano.

Solo gli animalisti si indignano delle migliaia di tori massacrati senza pietà. Al resto delle persone non interessa nulla. Come non gli toccano i combattimenti tra cani, galli o altri animali. Il bracconaggio, i circhi, gli zoo, gli allevamenti intensivi, la pesca industriale, i massacri per la vanità di una pelliccia e altre mille brutalità.

Perché questo? Le ragioni come sempre vanno ricercate nel passato. Penso ai gladiatori e ai leoni, schiavi di specie diverse, usati dagli imperatori per far divertire la plebe, per distrarla dai giochi di potere, dalla dittatura, dal lusso nelle mani di pochi e dalla miseria che affliggeva la maggioranza.

La corrida è speculare ai combattimenti del Colosseo, questo dimostra che dopo oltre 2000 anni nulla è cambiato. L’abuso di potere che di fatto concede al più forte di torturare, umiliare e uccidere crudelmente il più debole continua dalla notte dei tempi.

La concezione pressoché universale che gli animali siano inferiori ci è stata inculcata da Cartesio e dagli illuministi, che con le loro teorie antropocentriche hanno messo l’uomo davanti a tutto, perfino a Dio, declassando la natura e gli animali a seconde scelte, a “oggetti” da usare e sfruttare.

Queste discutibili ragioni sono state adottate dai principali sistemi educativi occidentali e hanno causato danni irreparabili. Sono state la scintilla che ha acceso l’incendio del tutto è concesso in nome del profitto e dell’industrializzazione.

Gli illuministi inconsapevolmente o meno sono stati i precursori della modernità, i profeti del capitalismo più crudele e ingiusto.  Sfruttamento selvaggio delle risorse del pianeta, estinzione di molte specie di piante e animali, deforestazione, inquinamento e altre follie.

La natura non è un bancomat con credito illimitato e gli animali non sono giocattoli, ma esseri senzienti, sensibili e intelligenti. Il pianeta, prima della modernità, si autoregolava perfettamente. Era un sistema splendido dove ogni segmento esisteva e si sviluppava in una sintonia meravigliosa con tutto il resto.

Poi l’uomo, con la sua superbia e la sua smania maledetta di possesso ha spezzato l’incantesimo. L’illuminismo indubbiamente è stato il reattore che ha innescato il processo di distruzione della terra. Oggi l’umanità è seduta sul ramo di un albero sospeso sopra un burrone e lo sta segando velocemente. Sono partito dalla morte di un torero e sono arrivato ai disastri ambientali del presente. Però se ci pensate bene tutto fila dritto. Torno al torero. Per una volta Davide ha ucciso Golia.

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