Era fascista si chiama l’aitante giovanotto bianco disteso in un magazzino.

Era fascista, il tempo di una concezione del potere basata sulla violenza, su un’idea di superiorità razziale, sull’espansione aggressiva, sulla celebrazione della virilità, sulla riduzione della donna a sposa e madre, esclusa dal mercato del lavoro, dalla società, dalla politica.

Era fascista, il tempo della sospensione dei diritti democratici, dell’annullamento della libertà e della dignità, del carcere e dell’esilio degli oppositori.

Abbiamo chiuso con l’era fascista, appartiene alla storia e alla memoria storica.

Sappiamo bene che non c’è futuro senza memoria e che l’albero della vita ha sue radici, che appartengono più che alle persone alla comunità, alla sua storia civile; si tratta di valori, di insegnamenti, di errori, del patrimonio condiviso di un popolo, della cultura di un popolo.

Teniamo stretta in mano la nostra costituzione, una costituzione antifascista, l’antifascismo è il cemento irrinunciabile della nostra convivenza repubblicana, il fondamento comune, il patto irrinunciabile che ci costituisce come cittadini e cittadine.

Abbiamo chiuso con l’era fascista, stia dov’è, dentro un magazzino, si copra di polvere, non c’è luogo che la possa accogliere, ora nella nostra piazza, nelle nostre piazze vive la libertà.

Donatella Albini, consigliere comunale di Brescia di Sel

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