(red.) Giovedì 20 aprile la seconda sezione penale del tribunale di Brescia, presieduta da Anna Di Martino, ha ospitato un’udienza in cui nove persone sono state condannate per truffa nell’ambito della vendita di finti rilevatori di monossido di carbonio. L’indagine era partita nell’ottobre del 2015 quando numerosi anziani residenti tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia avevano denunciato vari episodi di cui erano stati vittime.

Alla base di tutto c’era un gruppo, formato da dieci persone, tutte residenti tra Brescia e Milano, che si muoveva nel nordest per piazzare i macchinari. Per convincere le loro vittime dicevano che quegli strumenti erano obbligatori per legge e funzionanti. Ma al contrario, non solo non c’era alcuna imposizione, in più si trattava di macchinari dannosi per la salute. Peccato che gli anziani lo abbiano scoperto solo denunciando gli episodi.

La vicenda giovedì è finita in tribunale dove il pubblico ministero Mauro Leo Tenaglia aveva chiesto pene fino a 3 anni di reclusione. Invece, il giudice ha sentenziato dai 10 mesi fino a 1 anno e nove mesi nei confronti di nove di loro. In tutto erano dieci, di cui sette albanesi e tre italiani, ma uno di loro, il titolare dell’azienda che vendeva questi impianti, è stato prosciolto nel momento in cui il giudice ha escluso l’associazione a delinquere. Gli altri nove sono stati condannati per le singole truffe commesse.

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