Non avremmo voluto dare seguito alle dichiarazioni pre-elettorali rilasciate ai media da Sergio Parolini, candidato sindaco di “Desenzano Popolare”, ma dato che da più parti chiedono un nostro commento, interveniamo nuovamente sulla questione della mega centrale biogas dei Campagnoli.

Innanzi tutto, ricordiamo che l’autorizzazione è ancora attiva in Provincia di Brescia, dalla quale è stata rilasciata, e non ci risulta alcun ritiro o variante. La centrale biogas della Valli sarà annualmente alimentata da 210.000 tonnellate di fanghi da depurazione che, una volta processati, origineranno 6 milioni di metri cubi di biogas destinato ad essere “bruciato” all’interno di due enormi motori a scoppio. Oltre all’energia elettrica, saranno prodotti anche 12.000 mc/ora di fumi di scarico alla temperatura di 470°C, che saranno dispersi in ambiente. Tutto questo senza risolvere il problema dello smaltimento dei fanghi, in quanto l’ingente digestato (che è un rifiuto) in uscita dall’impianto dovrà comunque essere trattato.

Inoltre, il processo non prevede il recupero della potenza termica generata dalla combustione del biogas. L’unico impatto positivo non sarebbe quindi ambientale, ma solo economico e soltanto per l’azienda proponente. A riprova dell’accettabilità sociale del progetto ricordiamo il fermo NO di 7 Comuni di vari colori politici, di una vasta schiera di associazioni ambientaliste e di categoria (tra cui Coldiretti Brescia, Comitato Parco Colline Moreniche, Consorzio Albergatori di Desenzano, Basta Veleni, ecc.), di oltre 10.000 firme di cittadini contrari raccolte nel giro di pochi mesi. La stessa Legambiente, con la Goletta dei Laghi, a luglio 2015 ha assegnato a Palazzo Broletto la bandiera nera per aver espresso “una decisione contraria alle istanze emerse dal territorio – come si legge sul comunicato – che compatto si era schierato contro una struttura che emetterà circa 6 milioni di metri cubi l’anno di biogas, frutto del conferimento di fanghi da depurazione … Lascia di stucco l’atteggiamento della Provincia, che è rimasta sorda agli appelli disperati della popolazione e dei sindaci coinvolti dal progetto della Valli Spa. Una delegittimazione rischiosa, che va a creare un precedente inaccettabile”.

Sul nostro territorio resta tuttora irrisolto il problema delle molestie olfattive, iniziate da quando vent’anni fa l’azienda si è insediata, e confermate dalle numerose segnalazioni che i cittadini continuamente inviano agli enti. Su alcuni residenti della zona pende ancora una richiesta di danni da 15 milioni di euro, nonostante sugli organi di stampa lo stesso Sergio Parolini avesse lasciato intendere che, in caso d’autorizzazione dell’impianto, questa sarebbe stata ritirata. Anche questa è una promessa disattesa.

In definitiva, se l’azienda è realmente intenzionata ad abbandonare il progetto, si attivi in Provincia con le procedure necessarie. Al momento, queste dichiarazioni ci sembrano solo un tentativo malriuscito di smarcarsi dal conflitto d’interessi di un candidato che è in corsa per la carica di sindaco di un Comune che ha in essere una vertenza legale con la sua stessa azienda.

Comitato Campagnoli, Lonato del Garda

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