(red.) Il Comune di Brescia porta lo Stato in tribunale. La complessa vicenda riguarda la realizzazione della metropolitana e il mutuo che Brescia Infrastrutture ha acceso nel 2012 con Cassa depositi e prestiti (del ministero dell’Economia) per avviare il mezzo di trasporto. Da tempo palazzo Loggia lamenta il fatto che i 7,7 milioni di euro attuali all’anno per estinguere il debito, ma soprattutto gli 81 milioni da pagare in caso di recesso anticipato, sono troppo alti. Addirittura da usura, secondo quanto è emerso venerdì 17 marzo durante un incontro che ha visto al tavolo il sindaco Emilio Del Bono, l’assessore al Bilancio Paolo Panteghini, i legali della Loggia e i dirigenti di Brescia Infrastrutture.

Il vertice è servito al primo cittadino ad annunciare che citerà Cassa depositi e prestiti al tribunale civile dopo il fallimento della conciliazione a livello bancario. Attualmente di quel mutuo restano 106 milioni di euro da pagare. Debito che la Loggia ha cercato di rinegoziare, anche per quanto riguarda la penale, ma niente da fare. E così si andrà in un’aula giudiziaria. Il sindaco Del Bono ha sottolineato come se una serie di tasselli fossero al loro posto, il bilancio comunale sarebbe in equilibrio. Quindi, se il mutuo fosse stato rinegoziato, se in Loggia arrivassero i corrispettivi regionali sul metrobus e al netto dei tagli del Governo e della cancellazione dell’Imu. Tradotto, elementi esterni alla Loggia.

Ora quindi, si dovranno attendere i tempi della giustizia civile per il cui processo dovrebbe essere celebrato a Roma. Ma a questo si aggiunge un’altra partita, cioé i contributi chilometrici alla metropolitana per i quali è in ballo la giustizia amministrativa tra Tar e Consiglio di Stato. Dalla Regione Lombardia non è ancora arrivata alcuna comunicazione, mentre una riunione convocata è stata poi rinviata. Dovrebbe esserci un incontro tra il governatore Roberto Maroni e il sindaco Emilio Del Bono, mentre l’assessore al Bilancio Panteghini smentisce sul possibile accordo che porterebbe in Loggia 8 milioni di euro rispetto ai 17,5 che spetterebbero a Brescia. In pratica, se non si discuterà su un importo a doppia cifra non si andrà nemmeno al tavolo.

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