di Giovanni Merla

Albert Schweitzer, teologo e musicista tedesco, vincitore del Nobel per la pace nel 1952, identificava la civiltà di un essere umano così: “Ogni forma di vita, in quanto è vita, è sacra e questo deve bastare. L’uomo giusto è colui che, quando trova un verme che si è smarrito dopo un temporale e si sta seccando sull’asfalto, rimette l’animale nell’erba senza chiedersi di quanta intelligenza sia dotato. Lo salva perché è vivo e la vita è sacra”.

Immanuel Kant sosteneva che si può conoscere il cuore di un uomo già dal modo in cui tratta gli animali. Sono innumerevoli le citazioni a favore degli animali espresse dai grandi pensatori di ogni tempo. Da Plutarco a Pitagora, passando per Socrate, Tommaso D’Aquino e San Francesco. Anche moltissimi intellettuali e uomini di scienza sono scesi in campo per difenderli. Le parole di Voltaire sono inequivocabili: “E’ solo per un eccesso di vanità ridicola che gli uomini si attribuiscono un’anima di specie diversa da quella degli animali”. E le azioni di Leonardo Da Vinci che era solito acquistare uccelli in gabbia nei mercati per poi liberarli, parlano da sole.

Parto da questo elenco di eccellenze umane per arrivare nei bassifondi. Sono giorni che rifletto sul macabro episodio del gattino Ghisby, torturato e scuoiato vivo lo scorso 23 Febbraio in un cortile della Beata di Pian Camuno. La mia coscienza è turbata e mi interrogo per capire le ragioni di un gesto tanto crudele quanto incomprensibile, commesso nei confronti di un animaletto indifeso. Molti tenderanno a minimizzare l’accaduto, in fin dei conti per tanta gente gli animali sono considerati esseri inferiori. Ma quel gattino lasciato agonizzante in una pozza di sangue, per me, rappresenta il sopruso che ogni giorno nel mondo il più forte commette contro il più debole.

Accade soltanto nel mito della Bibbia che il piccolo Davide sconfigge il gigante Golia. La nostra società, arida di lealtà e con i valori in putrefazione, riproduce soltanto lo sfruttamento del ricco sul povero, l’arroganza del prepotente sul mite e la violenza del sadico su chi non è capace di difendersi. Siamo difronte a un’aggressività dilagante e a una mancanza di pietà che giustifica il continuo sfruttamento e trasforma una vita in un oggetto da usare e poi gettare via.

Quando mi chiedono cosa mi piace del mondo, io rispondo sempre: “I bambini e gli animali”. Perché sono trasparenti e spontanei. Non possiedono malizia, non hanno secondi fini e si fidano di chi li avvicina con gentilezza. Animali e bimbi sono l’autentica espressione vivente del divino, della purezza, perché rappresentano l’archetipo della perfezione sociale. E chi gli fa del male non merita rispetto.

Vi lascio con una poesia di Alda Merini, che ho conosciuto personalmente. Donna dalla sensibilità straordinaria che riusciva ad accarezzarti l’anima. Perché amo gli animali? Perché io sono uno di loro. Perché io sono la cifra indecifrabile dell’erba, il panico del cervo che scappa, sono il tuo oceano grande e sono il più piccolo degli insetti. E conosco tutte le tue creature: sono perfette in questo amore che corre sulla terra per arrivare a te. per arrivare a te.

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