La realtà supera sempre la fantasia. E’ il caso della Riserva Naturale Orientata “Torbiere del Sebino”, sito di importanza comunitaria (S.I.C.) e zona di speciale di conservazione (Z.S.C.) sul Lago di Iseo (Brescia).

Immediatamente al confine di questa zona umida, tra le più importanti in Lombardia, da anni, è stata realizzata una vera e propria “linea Maginot” di capanni e bunker di caccia. Ufficialmente non sono neppure (giustamente) rappresentati nell’ente gestore, ma il provvedimento appena preso dalla presidente dimostra inequivocabilmente, ancora una volta, che i cacciatori hanno ampia voce in capitolo nella gestione della Riserva naturale.

Uscita parzialmente sconfitta dalla battaglia che la Lega per l’Abolizione della Caccia e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno portato avanti per anni, per la rimozione della cintura di appostamenti di caccia acquatici e terrestri che ancora oggi circonda in parte l’area protetta, la lobby venatoria ha avuto la sua vendetta con il recentissimo azzeramento della convenzione che l’ente gestore aveva in essere con la stessa L.A.C. (e con altre associazioni ambientaliste) per la vigilanza volontaria all’interno delle Torbiere: un totale quasi 700 ore di servizio svolte nel 2016 di controllo e servizio accoglienza visitatori svolto dai volontari, una preziosa risorsa a costo quasi “zero”.

Un identico stop ha riguardato anche la collaborazione scientifica con quel Gruppo Ricerche Avifauna che mesi fa aveva finalmente avuto il coraggio di affermare ciò che tutti sapevano: i capanni di caccia hanno un pesante impatto sull’avifauna. Formalmente l’origine del mancato rinnovo di questa doppia convenzione è stata spiegata dalla presidente (da poco riconfermata) Emma Soncini, cacciatrice esponente del mondo venatorio bresciano, con la necessità di un azzeramento legata alla legge regionale che impone l’accorpamento di parchi e riserve.

In realtà l’accordo poteva essere tranquillamente rinnovato, ma dato che la presidente deve rispondere del suo operato ai cacciatori ha optato per una scelta dal chiaro significato politico: allontanare anche fisicamente dalla Riserva chi ha avuto la determinazione e la capacità di lavorare per il rispetto della legge e per la tutela dell’area protetta.

In sintesi, le istituzioni che avrebbero avuto il compito di far rispettare la legge estromettono le realtà dell’associazionismo che si sono fatte carico al loro posto di questo compito. Nulla cambia per chi da anni sta lottando per la legalità e la salvaguardia ambientale. Convenzionata o meno con l’ente gestore, la Lac insieme al Gruppo d’Intervento Giuridico continuerà la sua battaglia per ottenere la valutazione di incidenza sugli appostamenti di caccia, e per cancellare ogni capanno incompatibile con la presenza di quest’area protetta.

LAC- Lega per L’Abolizione della Caccia – Gruppo Intervento Giuridico Onlus

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