(red.) Alessandro Musini avrebbe agito con crudeltà nell’omicidio della moglie Anna Mura avvenuto il 15 marzo 2015 nella casa di via Matteotti a Castenedolo, nel bresciano. Lo scrive la presidente della Corte d’Assise di Brescia Anna Di Martino nelle motivazioni depositate giovedì 2 marzo in tribunale. Il testo spiega per quale motivo la corte è arrivata a decidere per l’ergastolo dell’operaio. Secondo il giudice, l’uomo avrebbe commesso il delitto a due giorni dallo schiaffo che aveva rifilato alla moglie.

I loro rapporti sembravano ormai compromessi e l’operaio avrebbe avuto paura che la donna denunciasse l’atto di violenza ai carabinieri o obbligasse il coniuge a uscire di casa. Così quella mattina del 15 marzo, mentre il figlio minore stava dormendo, Musini in camera da letto avrebbe preso un batticarne e una lama colpendo 39 volte Anna Mura. Poi avrebbe messo le armi del delitto in un sacchetto insieme al cellulare spento della vittima e ripulito la scena del crimine. Quindi, in auto, avrebbe raggiunto il parco degli Alpini a Buffalora abbandonando il sacco. Tutto questo, spinto dalla crudeltà.

L’uomo restò latitante per quasi due giorni prima di essere beccato in auto e arrestato, come lo è attualmente, in carcere. Secondo le motivazioni, il sangue trovato sui sedili posteriori dell’auto dell’operaio è legato alla donna per le armi sporche dopo il delitto. Mentre sui pantaloni dell’uomo sono state trovate altre tracce organiche. Nel mirino era finito anche il figlio minore della coppia, ma secondo la corte non avrebbe avuto alcun motivo ragionevole per commettere l’omicidio. Dopo la sentenza all’ergastolo, i legali di Musini avevano già annunciato il ricorso in appello.

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