Sono rimasti pochi giorni per acquistare i nostri regali nei termini stabiliti dal calendario. Ultimi momenti di dubbi, indecisioni, euforie ed entusiasmi legati a qualche oggetto che abbiamo intravisto come potenziale bersaglio di desiderio per il nostro partner, i nostri figli, l’amica del cuore o vattelappesca.

 A parte i figli, con i quali bene o male, grazie alle letterine per Babbo Natale sotto gli 8 anni e le esplicite richieste dai 9 in poi, possiamo stare certi di non sbagliare, con tutti gli altri abbiamo il solito problema: “che c…o gli compro?”.

C’è ancora una settimana, grossomodo, per entrare in quel negozio, scegliere quell’oggetto, sentire quella strana ondata di piacere che ci invade via via sempre più intensamente, fino a portarci a mettere mano al portafogli, pagare, imbustare, uscire dal negozio con il trofeo e solo allora domandarci… ma avrò scelto bene?

Che fine ha fatto quella sorta di intuito sciamanico che, all’interno del negozio, ci aveva fatto sentire così sicuri della nostra scelta ed era accompagnato dalla già citata ondata di piacere fisico? Ora che l’oggetto è nostro, ora che l’abbiamo scelto e pagato, svanisce e ricomparirà solo nel prossimo negozio, per il prossimo regalo.

Si chiama Dopamina. È una roba chimica che si sprigiona nel nostro cervello, una sostanza che ci dà un piacere enorme, seppur di breve durata appunto, e che in casi estremi può diventare causa di compulsioni all’acquisto. La dopamina ci offre dosi di felicità, perché attiva i nostri centri cerebrali della ricompensa, provocandoci un benessere indiscutibile e spingendoci ad acquistare ancora, anche se razionalmente, conti alla mano, il pensiero più saggio sarebbe quello di fermarsi.

E se pensiamo a chi riceverà il nostro regalo, come possiamo prevedere la sua felicità nel riceverlo? Sappiamo tutti che esiste una tendenza al riciclo del regalo: hai ricevuto un oggetto inutile, non desiderabile, non l’hai mai usato… e alla prima occasione hai la tentazione di impacchettarlo e di regalarlo a tua volta a qualcuno. A volte ci passiamo i regali come si passavano le Prinz verdi da bambini e, spesso, si tratta di oggetti donati “perché lui/lei me lo farà quindi devo farlo anche io“. Quindi, come ridurre le possibilità che il nostro dono passi di mano in mano o resti indesiderato sopra qualche scaffale o in un cassetto?

Gli psicologi Leaf Van Boven (University of Colorado at Boulder) e Thomas Gilovich (Cornell University) hanno sviluppato e pubblicato una ricerca dal titolo “To Do or to Have? That is the Question” (scarica QUI il PDF della ricerca in lingua inglese)  tra il 2002 e il 2003 per capire se, quando si cerca di comprare la felicità, sia più utile investire in un oggetto (vestito, accessorio alla moda, tecnologia, ecc) oppure in un’esperienza (pranzare al ristorante, andare al cinema, a teatro, a un concerto, in una Spa, ecc).

Secondo il loro studio, sviluppato in due fasi ed eseguito a sondaggio nazionale, emerge chiaramente che l’acquisto di esperienze rende di più, sul piano della felicità a breve e lungo termine, dell’acquisto di prodotti.

Se acquistiamo, ad esempio, una cena per due persone in un locale particolarmente desiderabile, il ricordo di questa esperienza sembra si alteri in positivo nel tempo: dimenticheremo la difficoltà nel trovare il parcheggio e rammenteremo solamente la serenità della serata, sempre che la cena non sia stata rovinata da una spiacevole discussione di coppia.

Gli oggetti, invece, tendono a perdere il loro fascino già dal momento successivo a quello in cui diventano nostri: la felicità per l’acquisto di un oggetto vive il suo apice proprio nell’attimo del possesso, poi è destinata a scemare poiché manca la componente del desiderio ed avremo bisogno di un altro oggetto da desiderare.
Tornando alla tematica dei regali, quindi, già è difficile azzeccare l’oggetto del desiderio di un partner o di un amico, tranne il caso in cui non si siano concordati i regali, quindi è consigliabile fare dono di esperienze, che siano ovviamente in linea con i gusti generali del destinatario: non regaleremo una serata all’opera a un amico metallaro per intenderci.

Vero è che spesso regaliamo oggetti futili e di poco prezzo, quindi qualcuno potrebbe chiedermi: quanto mi costerebbe regalare un’esperienza, anziché una palla di vetro con le slitte di Babbo Natale e la neve?

Rispondo così: ESISTONO I LIBRI, QUEGLI STRANI “OGGETTI” CHE DONANO ESPERIENZE.

Art Director, Copywriter,
Trainer in Discipline Analogiche, Life Coach,
Esperto di Ipnosi Dinamica e Problem Solving in chiave strategica

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