Qualche settimana fa, un caro amico ha postato sul mio profilo facebook un’inaspettata sorpresa, una fotografia di 18 anni fa in cui eravamo vicini uno all’altro in una piazza di Londra di cui non ricordo il nome. Si tratta della classica foto in posa di due amici in vacanza, quella che chiameremmo foto ricordo. Nulla di artistico o altro, una di quelle foto pescate da chissà quale scatolone o album impolverato. La cosa che mi ha colpito di più di questa immagine è il fatto di essere una scansione diretta di una fotografia stampata; sostanzialmente una vecchia foto scattata a pellicola, poi stampata su carta e scansionata. Nel marasma di fotografie digitali che fruiamo on-line di continuo, è quella che ultimamente più è riuscita ad evocarmi un sacco di ricordi dei miei vent’anni e mi è davvero venuta voglia di averla tra le mani.

Le fotografie raccontano storie e questa è una delle mie preferite. Io e Andrea ci eravamo incontrati in corso Zanardelli in una giornata di aprile e mi aveva detto “Se vai a Londra, vediamoci direttamente il 17 agosto fuori dal Burger King di Piccadilly Circus, perchè io sarò lì in quel periodo per un corso di lingua”. Avete presente no? I cellulari non li usavamo nel 1999. Sta di fatto, che il 17 agosto, con la mia fidanzata del tempo con cui ero a Londra da un paio di mesi, sono arrivato con una mezz’ora in ritardo sul luogo dell’appuntamento, convinto che si fosse dimenticato, e invece il mio amico Andy era lì ad aspettarmi, mantenendo la parola di tre mesi prima. Ora eravamo pronti per la nostra avventura londinese post-punk.

Il cambiamento epocale, secondo me negativo, è che da quando il digitale ha sostituito completamente la pellicola si è perso il vero piacere di guardare le fotografie. Pensate a quante foto vengono scattate e nemmeno visualizzate, o magari viste per un solo istante e poi dimenticate. Siamo tutti fotografi, e non lo dico ironicamente, nel senso che tutti catturiamo di continuo immagini, cbe sia con il telefono o che sia la otocamera, ma non siamo più capaci di osservarle; si stima che ogni secondo su Instagram vengano caricate 3600 foto e 350 milioni sono quelle postate su Facebook ogni giorno. I nostri cloud, hard disk e schede, sono pieni zeppi di immagini tutte uguali che nemmeno scarichiamo sul computer. Nemmeno più le scremiamo e scegliamo.

Con la foto di cui ho parlato all’inizio, mi è venuta nostalgia di quando andavo in vacanza con i miei genitori, o le prime vacanze con gli amici e una delle prime cose che si faceva quando si tornava a casa era andare al laboratorio fotografico per stamparle e poi guardarle insieme “ah guarda che carina questa” , “no, sono uscito malissimo su questa” “ti ricordi che bello il mare in quella caletta?” “questa è sfocata” e bla bla bla..

Per non parlare poi delle case. Dove sono finite le foto dentro le cornici d’argento? Le camerette con le foto dei fidanzati e dei compagni di classe? Non so voi, ma io non ne ho quasi più viste. Io ho il ricordo di casa di mia nonna con un sacco foto, tra cui quelle del suo matrimonio, quelle di tutti i suoi nipoti e così via.

Tutti con il nostro Ipad e computer a sfogliare pagine web piene di immagini che verranno dimenticate in qualche secondo, ma si sta perdendo davvero il gusto di “possedere” i ricordi fisicamente, tutto è digitale ormai. Io stesso, che sono molto appassionato, quando vado a vedere le mostre degli autori più importanti mi stupisco di quanto siano più belle le opere stampate rispetto a alle stesse viste on-line. Stesso discorso per la pittura e in generale le arti visive. Inutile dire che la l’esperienza di guardare un Monet dal vivo è imparagonabile se lo stesso quadro è visto in digitale.

Tutto questo ragionamento non vuole essere né conservatore né contro la modernità digitale ,di cui io faccio parte pienamente, ma è solo per ricordare che parte fondamentale dell’attività fotografica, che sia professionistica o dilettantistica non importa, è guardare e goderne il risultato. Che siano belle o brutte non conta, ma al momento è solo la fruizione su carta stampata ad imprimere i ricordi, perchè è più contemplativa e il tatto fa la sua parte, sia nel girare le pagine dell’album o semplicemente rimetterle in ordine. Se non mi credete, provate a leggere un qualsiasi romanzo su supporto e-book (Kindle per capirci) e a leggere lo stesso libro su carta, noterete subito le differenze.

Infine c’è una questione, forse la più importante, ma anche più tecnica. Avete presente le videocassette? Il videoregistratore probabilmente non ce l’avete più quindi le vhs che avete sono inutilizzabili. Siamo sempre convinti che i supporti che utilizziamo siano quelli definitivi, invece, ad esempio per la musica, siamo passati dal vinile, alle musicassette, poi al cd e il mini-disk finendo con i file mp3 e simili. Idem per i video, credevamo che il DVD fosse la massima qualità raggiungibile e poi è arrivato il Bluray. Per la fotografia non è cambiato molto, al momento il formato standard per le immagini (ormai da molti anni) è il formato .JPG, ma considerando la rapidità dello sviluppo tecnologico, si potrebbe arrivare ad un punto in cui, per le vostre foto non esisteranno più gli strumenti fisici o software per visualizzarle, o se andrà meglio, dovrete magari tutte convertirle in un nuovo formato. Parliamo di anni o forse decenni, ma qualche cambiamento prima o poi avverrà, e la carta è l’unica certezza che ci rimane al momento.

Quindi le quattro S che vi consiglio sono: scattate, scremate, scegliete e stampate.

 

tommaso-quibresciaTommaso vive e lavora a Brescia, si occupa principalmente di fotografia, ma ogni tanto gli piace anche scrivere di nuovi media, costumi e società. E’ appassionato di film francesi, skateboarding ma è troppo vecchio per praticarlo. Il suo obiettivo primario a medio termine è smettere di fumare. Potete vedere i suoi lavori su tommasoaltamura.it e  sul suo profilo Instagram

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5 Commenti

  1. Interessante, anche se non comprendo completamente la finalità dell’articolo, se non l’invito a stampare le foto per fare un album dei ricordi, e che poi facilmente si lasciano invecchiare in qualche cassetto.
    ► Comunque la piazza nella foto è Trafalgar Square.

      • Senza dimenticare che ancora per un bel po’ un file jpeg starà a una foto a pellicola come un file mp3 sta a un cd, o a un vinile

        (angolo dell’ovvio: e comunque una foto veramente bella è bella a prescindere dal supporto)

        • E’ il metodo di fruizione che cambia completamente, ed è questo che volevo sottolineare. Per me una foto veramente bella, che già vuol dire pochissimo, se stampata acquisisce un valore intrinseco maggiore rispetto ad una su supporto digitale. Un valore soprattutto emozionale.

      • Buongiorno Tommaso, grazie per la risposta della quale condivido la riflessione.
        Questo modo di fare fotografia, mi riferisco al fatto di eseguire molti scatti e poche stampe, non è però così nuovo, e non è nemmeno figlio dell’era digitale.
        Nella mia passione da dilettante di fotografia, ho archiviato circa 8000 diapositive, fatte dal 1978 sino alla fine degli anni 90′ quando iniziai a usare le prime fotocamere digitali.
        Le diapositive consentivano di scattare a costi inferiori e stampare (il vecchio Cibacrome) solo quelle più belle. Un pò come avviene in digitale oggi, con la differenza che grazie a smartphone e tablet la fruizione delle foto archiviate è più semplice e immediata.
        Le quattro “S” sono comunque rimaste. :)