Venerdì 21 ottobre si è svolto presso il tribunale di Brescia il processo sullo scandalo Italcarni di Ghedi (BS), la sentenza è stata rinviata, il giudice ha chiesto di acquisire nuovi elementi (tra cui il video).

L’inchiesta è nata da una denuncia della veterinaria ATS Erika Vergerio, gravemente ostacolata perchè cercava di applicare le norme sanitarie. Il 7 ottobre 2015, la procura di Brescia chiese ed ottenne il sequestro del macello Italcarni di Ghedi (BS) per i reati di maltrattamento animale, adulterazione di alimenti, frode nell’esercizio del commercio, falso in atto pubblico e smaltimento illecito di rifiuti.Le sei persone indagate: il titolare dell’azienda Federico Osio che ha chiesto di patteggiare una pena di 2 anni e 2 mesi, i suoi fedeli collaboratori che hanno avanzato richiesta di pena inferiore ai 2 anni e i due veterinari Mario Pavesi e Gian Antonio Barbi dell ATS della Bassa Bresciana, che si occupavano del monitoraggio “ufficiale” del buon funzionamento della Italcarni accusati di chiudere gli occhi di fronte alle irregolarità.

Durante l’indagine è stata confermata l’ipotesi che molti animali arrivassero ai cancelli dello stabilimento già morti, confermati i maltrattamenti subiti dai bovini, gli esami effettuati sulle carni rilevarono valori batteriologici 50 volte superiori al consentito dovuti alle ferite inferte e poi infettate. I maltrattamenti sui bovini erano d’abitudine in quel macello: bovini agonizzanti trascinati sul pavimento, agganciati a delle catene, presi a bastonate per farli entrare all’interno del macello, pungolati, addirittura sollevati di peso con i bracci meccanici di muletti, infilzati in un bagno di sangue. Tutto documentato da immagini di telecamere installate  dalla procura durante le indagini e poi diffuse su internet da Giulia Innocenzi, giornalista che ha condotto inchieste sui vari allevamenti di animali “da reddito”. Immagini rivoltanti e chiare su quello che accadeva nel macello di Ghedi.

Ambrogio Cassiani, il PM dell’accusa, ha fino ad ora condotto egregiamente questa indagine e processo, dove è emerso che Mario Pavesi, uno dei veterinari che ha omesso le dovute visite ante mortem e post mortem, ha lasciato la piena disponibilità del bollo sanitario al titolare dell’azienda e ha assistito e mai impedito i gravi maltrattamenti sugli animali, mentre dall’inchiesta della giornalista Giulia Innocenzi si è saputo che Mario Pavesi non ha avuto nessun provvedimento disciplinare dall’ATS ma è stato semplicemente spostato in un altro macello a continuare la sua opera e che la Direzione Generale ATS di Brescia, che ha poteri e responsabilità sopra ogni suo dipendente, non ha mai preso o disposto provvedimenti seri verso i veterinari coinvolti in questa grave vicenda.

La giornalista ha rivelato che il direttore dell’ATS  della Bassa Bresciana ha emesso il provvedimento disciplinare per la Dott.ssa Erika Vergerio, la veterinaria che ha denunciato le gravi irregolarità  agendo secondo suo dovere, motivando tale provvedimento per un presunto danno arrecato all’immagine di ATS.

Mario Pavesi era già stato indagato in altre vicende giudiziarie e nonostante tutto, era stato nominato vicedirettore del distretto di Leno, dove ha poi operato nei modi sentiti al processo e visti nell’inchiesta di Giulia Innocenzi e per il quale ha affrontato il processo a Brescia. La LAC che si è costituita parte civile, ringrazia la procura di Brescia per impegno e auspica che ora le autorità preposte chiedano conto al Direttore Generale dell’ATS, per l’ operato fino ad ora svolto. Resta il problema di come vengono trattati gli animali allevati per la loro carne, una vita la loro, fatta di reclusione e sofferenza, che finisce in un macello che potrebbe essere uguale a quello di Italcarni.

Viene da chiedersi quanto siamo disposti a tollerare, quanta sofferenza vogliamo ancora infliggere, per nostre scelte egoistiche, dettate da interessi economici e da cosa mettiamo nel piatto.

LAC Lega Abolizione Caccia Sezione di Brescia LAC – Lega Abolizione Caccia

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