(red.) Nel 2015, per la prima volta in sette anni, il tasso di disoccupazione in provincia di Brescia ha segnato una contrazione, attestandosi all’8,7% (dal 9,1% del 2014). Il dato risulta tuttavia quasi tre volte superiore rispetto ai livelli pre-crisi, quando la disoccupazione poteva essere definita come “frizionale” (3,2% nel 2007). Lo rivela un’indagine del centro studi dell’Aib, l’associazione degli industriali bresciani.
Sul versante dell’offerta di lavoro, nel 2015, il tasso di occupazione in provincia di Brescia si è attestato al 62,2%, in riduzione dello 0,5% sul 2014. L’incidenza dell’occupazione sul totale della popolazione in età lavorativa si conferma inferiore alla media regionale (65,1% nel 2015), ma sensibilmente superiore a quella nazionale (56,3%). Tuttavia, il confronto con alcune delle aree più sviluppate a livello europeo, i cosiddetti “Motori d’Europa” (Baden-Württemberg, Bayern, Cataluña, Rhône-Alpes) indica un notevole ritardo, intensificatosi negli ultimi anni, della provincia di Brescia. Mentre le regioni tedesche e quella francese hanno infatti saputo interamente recuperare quanto perso nella fase più acuta della crisi, la provincia di Brescia e la Cataluña, nel 2015, presentano ancora un forte divario rispetto ai livelli occupazionali del 2007.
A una riduzione del tasso di disoccupazione complessivo, nello scorso anno, in provincia di Brescia non è corrisposta un’analoga dinamica di quello relativo alla componente giovanile (15-24 anni), che ha invece raggiunto un valore record, pari a 35,9% (quattro volte più elevato rispetto al 2007, 8,9%).
L’evoluzione relativa ai flussi occupazionali è anch’essa positiva: nel 2015 gli avviamenti al lavoro con contratti alle dipendenze in provincia di Brescia sono stati oltre 134 mila (+8,9% sul 2014). La crescita è stata trascinata dal contratto a tempo indeterminato (+47,2%), sulla cui dinamica sembrano aver influito, almeno in parte, i provvedimenti approvati dal Governo: quello riferito agli sgravi contributivi (in vigore da gennaio 2015) e quello sul contratto a tutele crescenti (in vigore da marzo 2015).
Nel contempo, l’apprendistato e il tempo determinato sono stati protagonisti di decrementi significativi (rispettivamente -20,0% e -4,8%). Nonostante il vero e proprio boom che ha caratterizzato il tempo indeterminato, la composizione delle assunzioni per tipo di contratto è ancora contraddistinta dalla netta prevalenza dei contratti a termine (che rappresentano il 59,2% del totale) e dall’incidenza marginale dell’apprendistato (3,3%). La quota delle assunzioni a tempo indeterminato ha raggiunto il 37,4% (in salita dal 27,7% nel 2014): tale espansione è avvenuta a spese sia del tempo determinato, sia dell’apprendistato.
Leggi la relazione completa: mercato-lavoro-2015

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