(red.) La mattina di domenica 3 luglio, ultimo giorno della passerella di Christo aperta ai visitatori, un blitz dei volontari di Legambiente del Basso Sebino ha voluto chiedere all’artista che sta spopolando sul lago perché non impacchettare uno degli elementi più critici e invasivi per il lago d’Iseo, il cementificio di Tavernola Bergamasca.
“Impacchettare edifici storici o bellezze naturali per aiutare l’uomo a relazionarsi con ciò che si è abituato a non vedere. E’ uno dei principi attorno a cui ruota l’arte di Christo, artefice di celebri “impacchettature” in ogni angolo del mondo: Roma, New York, Berlino”, si legge in una nota. “Gli attivisti hanno voluto così salutare l’artista bulgaro e segnalare ai migliaia di visitatori, che illuminati dall’effetto passerella c’è un “mostro bianco” che domina la riva bergamasca che inquina e abbruttisce lo splendido paesaggio lacustre. Se grazie anche Christo, c’è la convinzione che la passerella debba essere l’occasione per il rilancio e la valorizzazione del territorio: il percorso che non potrà non interessare anche il cementificio, inquinante sotto il profilo ambientale e invasivo sotto il profilo paesaggistico e logistico. Basti pensare che ogni giorno sono circa 200 i Tir che percorrono la suggestiva strada rivierasca colmi di coke o di cemento”.

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8 Commenti

  1. “…Basti pensare che ogni giorno sono circa 200 i Tir che percorrono la suggestiva strada rivierasca colmi di coke o di cemento.”
    ► E allora cosa dovremo dire noi che un traffico di TIR analogo entra quotidianamente in città per portare pattume da bruciare nel caminone? (a capila)

  2. Parole più che condivisibili da Parte del Sig. Breda.
    Inoltre… scommetto che le 4 persone nella foto non lavorano li dentro vero?? e scommetto che le 4 persone sempre nella foto… non vivono in case di legno o paglia/fieno vero???????? a ecco.

    Finche il cementificio come tutte le fabbriche, fabbrichette, fabbrichine affacciate sui laghi RISPETTANO tutte le norme e non SVERSANO nessun tipo di inquinante nel bacino (tranne che acqua calda) a me va bene così.

  3. Allora oltre al cementificio del Gruppo Sacci a Tavernola, chiudiamo il cementificio dell’ItalCementi a Mazzano, l’Alfa Acciai a Brescia, la Beretta a Gardone Val Trompia, il termovalorizzatore di A2A a Brescia, giusto ad esempio.
    E soprattutto demoliamo tutti i grandi centri commerciali della Lombardia che hanno devastato il territorio e che, con l’afflusso quotidiano di centinaia di migliaia di noi consumatori in automobile, inquinano, ben più delle poche fabbriche rimaste. Avete mai visto l’orrore dei centri commerciali de “Il Leone” a Desenzano del Garda o dell’Outlet di Rodengo? Altro che le oneste ed essenziali strutture industriali delle cementiere di Tavernola o Mazzano! Noi consumatori labbiamo reso possibile questa situazione; noi siamo i colpevoli, che dagli ’70 abbiamo preferito i supermercati ai negozi di quartiere.
    Noi, che abbiamo espresso per decenni amministratori locali che hanno disseminato in ogni comune aree artigianali-commerciali a ridosso delle strade o del confine dei vicini, invece che mettersi d’accordo con i comuni confinanti per soluzioni più razionali e meno invasive. Ma molti di noi, grandi e piccoli, avevano campi da convertire in aree edificabili…
    Non volete la fabbrica sul lago? Bene, dovremo far arrivare il cemento da altre parti d’Italia o del mondo e il bilancio sarà lo stesso. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.
    Andrea Breda