(red.) Laert Kumaraku resta in carcere a Canton Mombello, a Brescia. Così ha deciso lunedì 6 giugno il giudice delle indagini preliminari Pier Francesca Grassani dopo l’interrogatorio di garanzia dell’albanese accusato di aver ucciso con una coltellata il cognato Dritan Mali. L’indiziato continua a smarcarsi da ogni attacco dicendo che il fendente sarebbe stato occasionale e partito proprio dalla mano della vittima. Ma l’accusa punta su diversi elementi che farebbero pensare a una situazione diversa. Il delitto si era verificato venerdì 3 giugno nella casa di via Prada a Carpeneda di Vobarno, nel bresciano, quando all’interno dell’appartamento c’era anche la moglie della vittima, Jerina Kumaraku.
Sembra che questa, rientrando per pranzo, non abbia trovato nulla di pronto nonostante il marito fosse in ferie da alcuni giorni. Così sarebbe avvenuta la lite, l’ennesima, tanto che Dritan avrebbe colpito prima con un bicchiere e poi con un computer la ragazza, così da provocarle varie ferite. Poi l’avrebbe anche minacciata. A quel punto il fratello della donna avrebbe cercato di mettere calma, ma poi è spuntato il coltello. La lama si è poi spezzata ed è stata trovata nel cestino della spazzatura, mentre si stanno facendo tutte le indagini sulla traiettoria e sulle fotografie per capire come la ferita possa essere stata provocata. I risultati dell’autopsia sul corpo della vittima saranno resi noti più avanti, ma intanto l’unico indagato è il cognato. Che resta in carcere.

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