10 Piantadi Sergio Re
Il tempio repubblicano nacque probabilmente al tramonto dell’epoca repubblicana (attorno alla metà del primo secolo a. C.), poco prima che Brescia — come testa di ponte in Lombardia — prendesse il posto di Cremona, il fatto sembra da ricollegarsi ad una certa inaffidabilità dei cremonesi nel corso delle vicende militari succedute all’assassinio di Giulio Cesare. La città ai piedi del Cidneo stava assumendo il carattere di avamposto della romanità, e presto si rivelò grande centro commerciale (romano, non più barbaro) e centro di reclutamento, con il riconoscimento e la condivisione religiosa delle divinità importate dalla grande metropoli laziale.
12 SezioneMa il tempio repubblicano, costruito ai piedi del colle Cidneo in testa a quell’area di mercato che diventò il
foro bresciano, durò il breve volgere di pochi decenni; presto scomparì — distrutto o demolito appositamente per una riedificazione — divenendo la base di appoggio del più noto capitolium. E a questo suo destino di subordinazione culturale non sfuggì lungo tutta la storia successiva, tanto che — pur avendone individuato l’esistenza fin dai primi scavi del 1823 — per lungo tempo (almeno fino agli inizi della seconda metà del secolo XX) gli studiosi lo ritennero opera non romana, bensì etrusca. Bisognerà attendere la campagna di scavi del 1956 per avere una attribuzione attendibile.
Detto questo e assodato che di un tempio romano si tratta, qualcosa ancora disturba il sonno degli archeologi, e per scoprire di cosa si tratta dobbiamo partire dal numero delle sue celle. La cella del tempio romano prende grosso modo le funzioni di quella che sarà l’abside nella chiesa medioevale, in ogni cella cioè era eretto l’altare per una divinità. E il fatto che questo tempio sorgesse nel baricentro della città romana e fosse affacciato sul foro, suggerisce quasi d’obbligo che dovesse anche essere dedicato (come d’altro canto sarà dedicato il tempio Capitolino costruito sui suoi resti) alla triade, Giove, Giunone e Minerva. Ma i conti non tornano, tre divinità, tre celle, perché questo tempio ne ha quattro?
Evidentemente vi si adorava una quarta divinità ignota, sulla cui natura è quindi lecito fare qualche supposizione. Il dio Bergimo? Forse sì, anche se non si tratta di un nume del pantheon romano. Ce lo rivela quella radice “berg” di origine celtica, che è ancora conservata oggi nel nome della città di Bergamo, e che rimanda a sostantivi celtici, usati per designare la cima di un monte. E Bergimo infatti aveva sicuramente un luogo di culto sulla cima del nostro Cidneo.
16 Cunicolo sotto il pronao del CapitoliumForse la nostra razionalità moderna e forse la nostra bimillenaria storia monoteista rifiutano una commistione di divinità che puzza un poco di eresia, ma romani e cenomani erano — religiosamente parlando — di palato meno raffinato. Fuori dal Pantheon ufficiale si muoveva infatti una folta schiera di
divinità minori, alle quali i cittadini spesso facevano ricorso. L’importante era che il dio conducesse in buon porto gli affari, fossero spedizioni militari, certami amorosi o questione di denaro, per il resto poi non si guardava tanto per il sottile. Ce lo dice anche Lucio Veturio Segomaro, un servo reso libero dal padrone che, proprio a Brescia, ha finanziato la posa di una singolare iscrizione epigrafica, con la quale si preoccupò di non far torto a nessuno, invocando per se stesso e per tutta la sua famiglia la protezione di “tutti gli dei e le dee conosciuti”.
Due cose allora si deducono dalla presenza di questa quarta cella, se veramente era dedicata al dio Bergimo.
In primis l’estrema tolleranza religiosa di Roma, ma questo fatto è già noto, e successivamente — cosa ben più importante — la capacità contrattuale di Brixia che, pur agli esordi della sua vita politica, già riusciva a far leva sull’apparato religioso romano, per affiancare alla triade capitolina una propria divinità.

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