(red.) L’azienda bresciana Beretta si è rifiutata di ricevere una delegazione interreligiosa proveniente dagli Stati Uniti. A dare l’annuncio è la onlus bresciana Opal (Osservatorio Permanente sulle armi leggere e politiche di Sicurezza e Difesa).
A pochi giorni dal primo anniversario della strage di Newton (Connecticut), mercoledì 11 dicembre Brescia ospiterà una delegazione interreligiosa statunitense guidata dal vescovo della chiesa Battista di Baltimora, Douglas I. Miles.
Il 14 dicembre 2012, lo ricordiamo, 27 persone, tra cui 20 bambini tra i 5 e i 10 anni, sono stati falciati a morte da un giovane con problemi mentali, Adam Lanza, poco più che ventenne.  L’evento dei prossimi giorni nella nostra città, si inserisce nel tour europeo Metro Industrial Areas Foundation (Metro Ias) che, recentemente, ha lanciato una campagna sulla regolamentazione della vendita delle armi domestiche denominata “Do not stand idly by”, che in italiano suonerebbe più o meno come “non restare indifferente”.
Nella lettera inviata al presidente della Beretta, uno dei maggiori fornitori europei di armi degli Stati Uniti, il vescovo Miles ha scritto che «come produttrice di armi da fuoco altamente rispettato, con una storia secolare, divenuta uno dei principali fornitori di armi dell’esercito degli Stati Uniti, la sua azienda è nella posizione di poter salvare vite umane».
Nella fattispecie, Metro Ias ha chiesto a Beretta di «smettere di operare con un doppio standard, cioè in un modo nel proprio paese d’origine e in un altro, tipo “tutto è permesso” negli Stati Uniti». Infine, poi, nella lettera del vescovo Miles, viene evidenziato come «quando lo stato del Maryland stava valutando una serie di proposte legislative per regolamentare la vendita di armi, la Beretta Usa ha minacciato di spostare la produzione fuori dal nostro Stato».
Pierluigi Biatta, presidente di Opal Brescia, si è offerto di ospitare un incontro fra la cittadinanza bresciana e Metro Ias, previsto per mercoledì 11 dicembre alle ore 16 in viale Venezia. Secondo quanto da lui dichiarato, infatti: «In considerazione della situazione interna dei Paesi destinatari, riteniamo che sia ormai necessaria un’attività di più profonda valutazione di questo tipo di esportazioni che, oltre ai fattori economici e produttivi, tenga conto anche di tutte le implicazioni sociali e sulla sicurezza».

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2 Commenti

  1. dice l’articolo che “recentemente, ha lanciato una campagna sulla regolamentazione della vendita delle armi domestiche”
    per quanto riguarda noi italiani, la regolamentazione c’è già ed è parecchio stringente.

  2. .
    .
    Non sono un guerrafondaio e concordo sul fatto che meno armi ci sono in circolazione e meglio è.

    Ma alla argomentazione “smettere di operare con un doppio standard, cioè in un modo nel proprio paese d’origine e in un altro”, che cosa si dovrebbe ragionevolmente rispondere secondo voi?

    Secondo me che ciascun Paese (= il Governo, designato dalla maggioranza dei cittadini) è responsabile dei propri “standard”. O no?