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Rapina di Quinzano: assolto “il quarto uomo”

Pubblicato il 5 marzo 2013
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(red.) Arrestato nell’aprile dello scorso anno, con l’accusa di aver partecipato all’assalto alla Cassa rurale e artigiana di Borgo San Giacomo di Quinzano, che costò la vita a due componenti della banda, Mario Saltarelli ha visto riconosciute le sue ragioni. Infatti, l’assoluzione, letta alle 13,45 di lunedì dal presidente Anna Di Martino, è con formula piena.
Evidentemente le prove scientifiche, fortemente contestate dalla difesa, da sole non sono bastate a provare la colpevolezza dell’imputato. Dunque, basandosi su queste, il Tribunale, posto di fronte ad un alibi verosimile, non ha potuto dire se sia lui il quarto uomo coinvolto nella rapina finita nel sangue il 4 aprile del 2011 a Quinzano d’Oglio, nel bresciano.
A Saltarelli i carabinieri arrivarono un anno dopo il colpo, cercando riscontri nella banca dati al profilo genetico estrapolato dal Ris da alcuni reperti prelevati dalla scena del crimine. In particolare da guanti di lattice, occhiali da sole, da un giubbino, dall’interno di una maschera e dalla manopola di una bicicletta utilizzata da uno dei banditi per darsi alla fuga.
Secondo i militari del Ris, il dna rilevato era senza dubbio quello di Saltarelli. Non così per il consulente della difesa, che ha apertamente criticato le modalità operative con le quali i carabinieri in camice bianco hanno svolto il mandato del sostituto procuratore Claudio Pinto.
Con lo scopo di dirimere la disputa tra consulenti, il presidente del Tribunale ha nominato un suo perito. L’esperto si è espresso in favore dell’inutilizzabilità dei campioni del Ris e ha operato su alcuni estratti, arrivando a rilevare la presenza del dna dell’imputato sulla manopola della bicicletta e su un guanto in lattice abbandonato dal rapinatore durante la fuga.
Mario Saltarelli ha giustificato la presenza di effetti a lui riconducibili sulla scena del crimine spiegando di aver prestato, due giorni prima del colpo, un Fiorino a Otello Astolfi, uno dei due rapinatori rimasti vittima sotto i colpi della pistola della guardia giurata che stroncò la fuga dei rapinatori e che per il duplice omicidio è stato condannato a 11 anni di carcere.
Inoltre, a sua discolpa, il 60enne autotrasportatore torinese ha anche indicato una telefonata, ricevuta proprio nella sua azienda di Torino, in tempi che sarebbero stati totalmente incompatibili con la sua presenza a Quinzano. Un argomento questo che, a differenza delle prove scientifiche, parrebbe avere avuto un peso non indifferente nella decisione del Tribunale.

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