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Andrea calciatore racconta Pirlo viticoltore

Pubblicato il 5 marzo 2013
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(e.a.) Andrea Pirlo lo conosciamo tutti. Parla poco, mai una polemica o una dichiarazione sopra le righe. In compenso, il miglior giocatore italiano del momento fa cantare i suoi piedi fatati sui terreni erbosi di tutta Europa, incantando le platee e scaldando i cuori dei suoi tifosi.
Per uno come lui, abituato a ubriacare gli avversari con finte e tocchi vellutati, deve essere risultato quasi naturale acquistare 10 ettari di vigneti a Capriano ed inaugurare, quest’anno, la prima vendemmia con 50mila bottiglie. Il centrocampista della Juventus e della Nazionale ha dichiarato che questo sarà il suo futuro post calcistico, perché qui, tra i filari, ritrova ogni volta le sue radici.
Il passo tra i terreni di gioco e la terra del vino è dunque breve, e Andrea sembra aver deciso, almeno per ora, che una volta appese le scarpe al chiodo passerà la maggior parte del suo tempo sulle pendici del Monte Netto.
Sono quattro i tipi di vino attualmente prodotti dall’azienda di Pirlo (nomen…omen, si potrebbe dire): bianco, rosè e due rossi. Il preferito di Andrea è quello barricato. Il campione sfoglia con la mente le pagine dei ricordi che lo riportano alla sua infanzie, quando andava con la famiglia a vendemmia dai nonni che producevano vino rosso. La madre Livia ricorda che da piccolo lo assaggiava sempre e, a giudicare dai risultati sul campo, sembra proprio che quelle poche gocce, sorseggiate magari con una smorfia, gli abbiano fatto tutt’altro che male. Si direbbe quasi che bere vino aiuti a diventare calciatori, pardon campioni.
Pratum Coller, questo il nome dell’azienda fondata nel 2007 dal calciatore bresciano, ha sede a Coler, minuscolo borgo di Flero in cui è nato il padre Luigi. Negli otto ettari dedicati alla vigna, grazie alla collaborazione dell’agronomo marco Tonni, sorge il Nitor, un bellissimo bianco ottenuto da uve trebbiano con coltura biologica. Autentico fiore all’occhiello del Pirlo viticoltore che, come in campo, anche qui non manca di distinguersi. Un mestiere silenzioso, da intenditori. Proprio come lui, che alla parole preferisce il canto: oggi quello dei suoi piedi fatati, domani, chissà, quello degli uccelli che gli faranno compagnia in mezzo ai suoi vigneti.

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