Al Circolo Colori e Sapori corso introduttivo alla Antropologia culturale

Pubblicato il 5 marzo 2013
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(red.) Il Circolo Arci Colori e Sapori organizza presso la propria sede, in via Risorgimento 18, a Brescia, un corso di introduzione alla Antropologia culturale, che prenderà il via giovedì 7 marzo.
L’antropologia culturale è una delle discipline che nel tempo presente riesce a fornire le analisi più efficaci dei processi sociali e culturali che stiamo attraversando  e che in termini molto generali sono  considerati  cause ed effetti  della “globalizzazione”. In realtà si tratta di uno sguardo sul mondo che ha radici molto lontane nel tempo.
Dal Settecento fino alla metà del secolo precedente gli antropologi si sono affiancati agli esploratori, ai missionari, ai mercanti per scoprire e studiare società e civiltà non europee, oppure  di tipo contadino e rurale. Basti ricordare i profondi e complessi studi dell’ antropologo Ernesto de Martino nel sud d’ Italia, dedicati all’analisi delle pratiche religiose e magiche, come per esempio l’ etnografia dei tarantolati o delle pratiche di stregoneria negli anni Cinquanta.
Con lo sviluppo dei processi di globalizzazione anche il ruolo e i contenuti della disciplina sono cambiati. Il metodo di ricerca è rimasto nella sua essenza lo stesso di quello praticato da Levi Strauss e Malinowskj, ovvero la pratica dell’ etnografia. Etnografia significa andare  direttamente sul terreno in cui è situato l’ oggetto di studio dell’ antropologo.
Riti religiosi, costruzione dell’ identità culturale, strutture di parentela, sistemi di potere politico, tradizioni popolari, analisi del concetto di cultura e ruolo della lingua  restano i temi di sempre dell’ antropologia , ma sono cambiati i luoghi e i tempi.
L’ antropologo negli ultimi trent’ anni però è “ritornato a casa.”  Ha lasciato le foreste amazzoniche, le isole del Pacifico, i deserti africani e ha scelto come terreno di studio le aree metropolitane occidentali,  sottoposte a fenomeni di trasformazione culturale e sociale impensabili fino agli anni Sessanta del ’900.
L’ area  della provincia di Brescia è un esempio straordinario di questa trasformazione sul piano sociale e urbanistico. Pensiamo al fenomeno migratorio che ha trasformato il centro storico e i paesi delle valli e della bassa, oppure i piani di ristrutturazione cittadina che,  dove una volta viveva e produceva la classe operaia, oggi ha collocato i grandi centri commerciali.
L’ antropologo oggi osserva questi cambiamenti. Vede come le trasformazioni sociali stanno modificando il senso di appartenenza alla comunità. Si interroga su come la globalizzazione ha ridefinito la questione dell’ identità culturale.

Per un antropologo oggi è molto più interessante, per capire che cosa è la cultura, chiedersi che cosa significa essere bresciano piuttosto che analizzare i riti di passaggio che caratterizzano mondi lontani. E un tema ancora più interessante per un antropologo è chiedersi  che cosa diventano quei riti di passaggio oppure quelle pratiche religiose così lontane e così esotiche quando arrivano, attraverso le diaspore migratorie, nei quartieri periferici di Brescia o nelle campagne tra Manerbio e Montirone ?
Nelle prime  due lezioni si cercherà di costruire un alfabeto concettuale dell’ antropologia, successivamente inviteremo due antropologhe che hanno lavorato sul campo e ci presenteranno  le loro ricerche e infine dedicheremo due lezioni all’ antropologia applicata: la prima intorno al tema dell’identità culturale, attraverso la domanda che cosa significa oggi essere “ bresciani”,  e la seconda dedicata ad un’ antropologia dei fenomeni secessionisti che  a partire da motivazioni “ culturali” hanno assunto la forma politica delle “ leghe”.
Il programma del corso: il 7 marzo si tiene la lezione intitolata “Le grandi teorie antropologiche del Novecento attraverso le vite degli antropologi tra foreste pluviali, stazioni metropolitane e accademie scientifiche. Da Frazer a  Marc Augeé alla ricerca del significato della parola “cultura”” (prof. Marco Traversari). Il 14 marzo è la volta de “Il lessico dell’antropologia, parole per capire meglio chi siamo…culturalmente parlando”. (pro. Marco         Traversari). Il 21 marzo “Donne migranti prigioniere, lavoratrici, anonime.  Etnografia degli spazi “segreganti “ delle migranti. Una ricerca sul campo”. ( prof.ssa Barbara Pinelli). Il 28 marzo  si sviluppera invece la tematica “L’ antropologia della parentela, attraverso la ricerca di un’ antropologa sulle nuove forme di parentela nel mondo contemporaneo” (prof.ssa Rossana di Silvio).
Il 4 aprile  l’incontro “Antropologia della lega Nord attraverso sogni e incubi secessionisti. Una ricerca sul campo dedicata all’ identità  culturale delle Lega Nord. Presentazione della ricerca etnografica” ( prof. Marco Traversari).
L’ 11 aprile “L’antropologia e il tema dell’identità culturale. Cosa significa essere bresciani, o italiani, o europei?” (prof. Marco Traversari)ed infine, il 18 aprile, l’ “Antropologia del gioco” (prof. Marco Dotti).
Il corso si svolgerà il giovedì dalle 18,30 alle 20. Ai partecipanti verranno fornite dispense e bibliografie. Il contributo richiesto per i sette incontri è di euro 35. Per informazioni e iscrizioni tel.3337951861, dalle ore 17 alle ore 19; oppure via mail all’indirizzo  anna.mazzani@gmail.com.

 

 

 

 

 

 

 

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