(red.) “Dalle urne risultati incoraggianti per l’esito delle amministrative di maggio per il Pd, ma siamo consapevoli che non ci sono automatismi”.
A una settimana dal voto per le politiche e le regionali, in consigliere democratico Claudio Bragaglio riflette sulla sfida delle comunali. “Il modello di Ambrosoli rappresenta sicuramente l’ineludibile riferimento per un PD aggregativo d’una ampia coalizione. Sapendo altresì che Ambrosoli ha pure rappresentato il vantaggio d’una candidatura civica e d’una forte evocazione morale. In secondo luogo si pone a Brescia il problema d’un processo partecipativo della città, quindi delle primarie, intese non già come una burocratica definizione di rapporti interni alla coalizione, ma come occasione – da troppo tempo rinviata od aggirata – per un confronto non autistico in città tra programmi e candidati”.
Primarie di coalizione, dunque, per scegliere il candidato sindaco: privarsi d’un simile percorso partecipativo sarebbe, per Bragaglio, un errore. “Chi oppone alle primarie obiezioni riferite ieri alla loro rischiosità, oggi alla loro inutilità, non si misura, a mio parere, con il dato politico rappresentato dalla necessità di legittimare candidatura e programma con modalità che non siano esclusivamente partitiche. Quasi a non voler cogliere il clima allarmante, in una fase di acuta crisi di rappresentatività espressa anche dal voto a Grillo. Percorsi decisionali interni solo ai partiti – alla “casta”! – inducono passività e rassegnazione che già stanno investendo soprattutto l’area elettorale più esposta alla crisi sociale e sensibile alla rivolta morale. Atteggiamenti che possono tradursi in un rigetto generalizzato, in una protesta destinata a penalizzare soprattutto il centro sinistra”.
Per Bragaglio non si può sottovalutare l’effetto Grillo. “In uno schema bipolare, infatti, si può pensare che lo scontro si giochi tutto al centro e che il voto del malcontento arrivi al centro sinistra, più o meno convinto, al secondo turno. Ma in uno schema tripolarizzato, e con un soggetto politico come Grillo in campo, le cose non stanno così. Se non c’è una linea del cambiamento (partecipazione dei cittadini e programmi), la speranza d’un governo alternativo, la città vota per inerzia. E per inerzia sappiamo già come e chi voterà. Se l’immagine che arriva all’elettore rinvia a ciò che unifica e non a ciò differenzia i due candidati in campo, se il partito del Metrò di questi giorni si sovrappone alle rilevanti diversità, messe in campo nel corso dell’intera consigliatura in Loggia, anche in quel caso vi sarà il voto per inerzia. E chi non si riconoscerà in quello schema rassegnato ed omologato guarderà altrove. A Grillo, appunto”.
Le primarie, giocate ormai sul filo dell’ultimo momento, possono offrire l’occasione di segnare discontinuità e cambiamento, anche nel modo stesso di far politica. Sarebbe questo un motivo in più, per promuoverle come grande fatto di partecipazione civica, non già come un adempimento burocratico, privo di convinzioni. “Ciò che più temo, considerata la concreta situazione di Brescia, è l’offuscamento del cambiamento, da cui possa derivare o un rassegnato disimpegno o un’idea di opposizione da dover ricostruire, ma su un terreno del tutto diverso rispetto a quello già conosciuto. Semplicemente abbandonando a loro stessi gli attuali competitori in campo. Nell’indifferenza, persino, dell’esito. Con l’amara sorpresa in Loggia d’un grillismo di opposizione in città, fatto di ambientalismo, socialità e di rivolta morale, addirittura superiore a quello registrato con le elezioni regionali. E con tutte le conseguenze negative del caso”.

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9 Commenti

  1. ………dopo 60 anni di politica attiva questo signore esce con consiglio del genere….!!!!!!!è proprio vero che questa gente vive sulla luna……pensare ad un vero ricambio generazionale forse sarebbe una proposta seria ed accettabile…….invece ci ri-propone le primarie …….naturalmente con gli stessi dinosauri candidati……

  2. Calma, calma…..vediamo i 5stelle all’opera, prima nella fase del Governo, molto delicata per l’Italia. Se Grillo manda tutto affan…o, gli italiani, da sempre illusi e disillusi, potrebbero non ritenerlo più utile. Io sono molto preoccupato: in Italia si ragiona per fazioni e ci si innamora….troppo.

  3. Bragaglio non parla a caso. Sa che la parola cambiamento, dopo decenni di consociativismo spartitorio, potrebbe signifcativamente spostare il consenso sul versante pentastellato se non interpretata da nuovi attori, che non sono nè Del Bono nè la Casteletti. Ma nemmeno Fenaroli od Onofri. Se poi il M5S schierasse un candidato Sindaco molto interessante, allora… Io mi aspetto il botto con una donna, magari una davvero in gamba.