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“Allentare il patto di stabilità per rispondere alla crisi”

Pubblicato il 4 marzo 2013
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Il risultato elettorale è sotto gli occhi di tutti e non sono certo le reali  preoccupazioni o i commenti, che possono in qualche modo modificarlo.  La formazione del nuovo governo è ad oggi un’araba fenice, ma confido che la saggezza ed il perseguimento del bene comune che ogni  eletto non può non avere nel suo DNA, possano portare a breve ad un Esecutivo che affronti i nodi più significativi del nostro Paese.
I vari programmi elettorali hanno tutti affrontato, pur con sfumature e  priorità diverse, l’esigenza di favorire la ripresa rilanciando l’economia  anche per dare lavoro.  Il ruolo degli Enti Pubblici è anche in questo momento determinante e  centrale.  Torno quindi a sollevare l’esigenza di un allentamento del “Patto di  stabilità” quantomeno sulle spese in conto capitale, per consentire  agli Enti Pubblici che hanno reali disponibilità economiche, di poterle  utilizzare, da subito, come volano per il rilancio dell’economia e quindi  come opportunità per consolidare e creare occupazione, giovanile in  particolare.
Il Centro Studi dell’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) ha  recentemente diffuso numeri allarmanti: tredici miliardi di euro di  risorse per opere pubbliche sono bloccati nelle casse degli Enti Locali  (nella Tesoreria Unica dello Stato) a causa del Patto di Stabilità. Di  questi, 4,7 miliardi riguardano lavori già eseguiti e fatturati, gli altri  8,6 miliardi riguardano nuovi investimenti che potrebbero partire  immediatamente. La Regione Lombardia concorre ai 4,7 miliardi con  ben 670 milioni di euro.  E’ tutto fermo perché la rigidità del Patto di Stabilità, non ne consente  l’utilizzo.
Complessivamente i debiti complessivi della Pubblica  amministrazione nei confronti delle imprese, oscillano fra i 70 ed i  100 miliardi di euro…! (Italia Oggi 21 febbraio 2013 pagina 26). Lo stesso quotidiano riporta quanto l’Ance ha calcolato: un miliardo  investito in edilizia genera 17 mila posti di lavoro e attiva un giro di  affari per circa 3,5 miliardi.  Risulta quindi gravemente colpevole bloccare le risorse già disponibili  mortificando l’aiuto alla ripresa.
La situazione del Comune di Castegnato è in linea con quella  lombarda e nazionale.  A fine 2012, i dati del consuntivo sono in fase di elaborazione, le  nostre disponibilità di cassa ammontavano a 2,541 milioni di euro, di  questi 470 mila come avanzo 2011 di fatto non utilizzabile; oltre 400  mila di fatture già emesse per lavori già eseguiti; il resto sono impegni  già assunti per opere che potremmo avviare in tempi brevissimi.  Per pagare i fornitori ed utilizzare le disponibilità, dovremmo sforare il  Patto, ma con gravi conseguenze per il bilancio ed i servizi alla  collettività.  Prima della modifica del governo Monti (Legge 44 del 26 aprile 2012  che ha modificato l’articolo 7 del Dlgs 149 del 2011) la sanzione più  grave per il mancato rispetto del Patto era il taglio dei trasferimenti  statali nella misura massima del tre percento delle entrate correnti  registrate nel consuntivo dell’anno precedente. La legge 44/2012 ha  irrigidito la normativa reintroducendo il taglio dei trasferimenti statali  dell’intero importo del mancato rispetto del Patto: una stangata  insostenibile per gli Enti Locali che volessero comunque utilizzare le  risorse disponibili; uno sgambetto alla ripresa economica.  C’è di che rinegoziare i patti anche con l’Europa visto che altri Paesi  sono nella nostra situazione.

Giuseppe Orizio
Sindaco di Castegnato

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