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Arcai: “Nei momenti di incertezza serve più cultura”

Pubblicato il 6 giugno 2012

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Gentile Direttore,
venerdì 11 si è svolta in Loggia la conferenza stampa per la presentazione del primo Premio internazionale di Filosofia pensato e fortemente voluto dal direttore scientifico del Festival “Filosofi lungo l’Oglio” Francesca Nodari, e da alcuni ospiti che definiremmo “numi tutelari” della rassegna, tra cui il Prof. Adriano Fabris dell’Università di Pisa, che ha illustrato l’iniziativa.
Dandoci appuntamento alla settima edizione del Festival, in un clima di sodalizio intellettuale (facendo nostro il motto del
Fedro platonico, «sono comuni le cose degli amici»), abbiamo voluto sottolineare l’importanza della continuità nella proposta culturale degli incontri di Filosofia, ma anche e soprattutto della novità di quest’anno: la brillante idea di premiare un testo filosofico che non tragga il suo valore solo e soltanto dalla caratura scientifica della ricerca accademica, ma anche dalla sua forza, dal suo impatto e dalla sua influenza sugli studi e sulla cultura del vivere civile, in un senso ampio di quella che già Gadamer amava definire Wirkungsgeschichte.
Più recentemente, mercoledì 30 maggio, presso i locali della Prefettura di Brescia, si è tenuta la conferenza stampa per il “lancio ufficiale” della settima edizione del Festival, che arricchisce il cartellone con nuove date e nuovi ospiti. In che modo possiamo dirci coinvolti come amministratori in tale sviluppo del programma del Festival, ma non solo? Il senso di un’avventura intellettuale che si fa offerta culturale per il territorio, in modo sempre più marcato e presente, sta proprio nel saper coniugare l’aspetto teorico del messaggio filosofico con il suo impatto con la collettività, la quale accoglie e risponde con entusiasmo a un’occasione di fare cultura, nella dimensione squisitamente civica della piazza, del teatro, dei luoghi di incontro pubblico.
E dunque per tutti noi che viviamo, come amministratori e cittadini, un momento di confusa incertezza, l’offerta culturale si configura come una possibilità di vivere una dimensione etica e perciò per sua natura relazionale, pubblica. Tutto ciò, va sottolineato, non è in contrasto con la parola filosofica ma anzi ne è piena espressione: lungi dall’essersi esaurita in un gioco retorico e in una pratica di scrittura, la filosofia è ancora capace di farsi etica e, naturalmente politica. La formazione e la buona pratica di cultura è dunque l’humus per la comprensione del vivere civile, e la parola filosofica ha un posto preminente in questo processo di crescita collettiva, nelle sue più diverse manifestazioni (non solo nell’estetica per la comprensione del fenomeno artistico ma anche, solo per fare un esempio, negli approdi contemporanei della filosofia della scienza, e della bioetica). Cultura – formazione – città: una triade che abbiamo smarrito? Riteniamo che specialmente ora il politico debba ricostruire il suo ruolo tra i cittadini tenendo ferma la continuità tra la crescita culturale dei privati e il corpo civico. La vita è breve e l’arte è lunga, direbbero Ippocrate e gli antichi, ma l’urgenza del momento storico ci induce a pensare che chi vive la responsabilità del ruolo pubblico sia tenuto a non dimenticare l’intima connessione tra la formazione e la qualità del vivere civile. E in proposito, non scandalizzi un paragone solo all’apparenza blasfemo e poco calzante: la formazione a una cultura politica autentica si profila come la via maestra per la rinascita del ruolo pubblico e del ruolo dei partiti, la cui classe dirigente necessità di una ripetuta familiarità non solo con l’aspetto tecnico della gestione dell’apparato locale e statale, ma anche con la strategia di comprensione e comunicazione culturale con il corpo civico del paese.
E’ certamente difficile coniugare competenza tecnica e cultura politica più vera, ma esistono molteplici esperienze di formazione della classe dirigente, in Italia ma soprattutto all’estero, da cui prendere ispirazione per una nuova partenza. La filosofia, la cultura umanistica, la visione antropologica dell’arte e della scienza, devono perciò conservare il ruolo preminente di stimolo allo spirito critico come indispensabile ausilio alla formazione tecnica del politico come amministratore. In questo senso, l’interrogare filosofico si configura come alta declinazione del vivere civile: “La concezione del filosofo come un tafano che pungola la democrazia e la stimola ad adottare un’attitudine deliberativa più riflessiva e più autenticamente sollecita non è solo attraente ma anche praticabile” (Martha Nussbaum,
Quattro modelli di filosofiapolitica, in Capacità personale e Democrazia sociale).
Andrea Arcai Assessore alla Cultura, Pubblica Istruzione, Musei e Turismo del Comune di Brescia
Mariapaola Bergomi Assessore alla Cultura del Comune di Castrezzato

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