(red.) Il progetto delle case “fai da te” a Brescia sembra ormai definitivamente capitolato. Del disegno originale, legato a un bando cofinanziato dalla Regione Lombardia e promosso dalla giunta Corsini, ormai c’è soltanto lo scheletro, che presto verrà abbattuto dall’Aler per fare spazio a un nuovo piano urbanistico.
Inizialmente il progetto era dedicato a 15 famiglie che, prestando la propria manodopera e beneficiando di un contributo regionale di circa 300mila euro, avrebbero potuto realizzare la propria abitazione a Sanpolino, una villetta a schiera di 80 metri quadri più un giardinetto, risparmiando circa il 25% del costo di realizzazione senza, inoltre, versare alcun anticipo. La realtà, però, è stata assai diversa, come riporta un articolo de il Giornale di Brescia.
Nell’aprile del 2008 la cooperativa Il sogno, fondata dai vincitori del bando, viene affiancata dalla società Alisei srl (incaricata dall’Aler), specializzata in autocostruzioni. Nel 2009, quando è visibile lo scheletro degli alloggi, i muri esterni e poco altro, la società incaricata di seguire il lavoro delle famiglie fallisce, e i cantieri restano bloccati a oltranza. Il 20 maggio del 2010 La Alisei srl viene dichiarata fallita dal tribunale di Milano.
Nell’ottobre dello stesso anno l’assessore alla Casa della Regione Lombardia, Domenico Zambetti, dichiara in aula, su interpellanza del consigliere Idv Francesco Patitucci: “L’Aler ha inoltrato la proposta per la realizzazione di 14 villette a schiera da locare con patto di futura vendita ai soci della cooperativa di autocostruttori, al fine di raggiungere lo scopo dell’iniziativa a suo tempo prevista. La Regione ha attualmente in corso le fasi conclusive di valutazione dei progetti pervenuti a seguito della manifestazione di interesse relativa al Piano nazionale di edilizia abitativa. Il nuovo progetto su cui l’Aler sta lavorando si svilupperebbe su due dei tre lotti interessati dall’originario programma pilota. Secondo la nuova scaletta i lavori dovrebbero essere terminati per ottobre 2012. Le problematiche constatate nell’ambito di tale iniziativa, comunque, restano oggetto di approfondito esame”.
L’approfondito esame dell’assessorato, come si legge nella relazione sui Piani di zona del comune di Brescia allegati al Bilancio di previsione, porterà alla demolizione della costruzione.

Comments

comments

12 Commenti

  1. sono un cittadino ravennate, 6 anni fa ho partecipato ad un progetto di autocostruzione nella mia provincia, esattamente a Filetto (RA).
    Dopo 3 anni e 20.000 ore di lavoro “prestate” dagli autocostruttori, la ditta, Alisei, dichiara fallimento e da allora il cantiere è sospeso.
    Sono 3 anni che chiediamo al Comune di assumersi le responsabilità che gli competono (bandi, protocolli d’intesa, mancanza di vigilanza, silenzi colposi), ma fino a 20 giorni fa non ha mai fatto nulla per risolvere il disagio di 14 famiglie che si ritrovano con 1.300.000 € di debito in banca e senza casa.
    Martedi 26 giugno abbiamo occupato il cantiere, e di li non ce ne andremo finchè una soluzione ponga fine a questa vicenda vergognosa.
    Invito tutti a seguirci sul sito:
    http://difesaconsumatori.eu/
    dove potete portare delle vostre testimonianze e collaborare con noi.
    Grazie

  2. Non capisco il senso di abbattere quello che è stato già costruito …
    Possibile che a nessuno interessi finire 15 villette?
    Cmq spesso i fallimenti delle imprese edili sono “strumentali”, finalizzati a non pagare i fornitori, i dipendenti e non dover rispondere per 10 anni di quanto costruito.

  3. Vero che spreco…

    I soldi publici sprecati ok…..

    Io soldi ed il tempo degli autocostruttori?

    Oltre ad essere beffati, c hanno rimesso ti tasca loro.

    Una domanda sorge spontanea… Come mai Aler, comune, regione,non si sono inseriti nel fallimento alisei?

  4. forse sono un po’ ottuso, ma mi pare ci sia almeno un fallimento “di troppo” per essere una vera autocostruzione.

    ovvero: nel 2009 è fallita la “società incaricata di seguire il lavoro delle famiglie.”
    se il lavoro lo faccio io, se mi fallisce un coorodinatore ne piglio un altro.
    ma se invece il lavoro lo deve fare lui, allora sì che se falloisce quello il cantiere si blocca.
    poi (2010) fallisce anche la Alisei, cosa doveva fare?

    sbaglio io, o questa è autocostruzione solo di nome?

    • .
      .
      Non sei ottuso, Belpi. E’ la sintesi qui riportata che si presta ad un equivoco.

      Le persone si sono riunite in cooperativa per acquistare una casa nella costruzione: la cooperativa si chiama “Sogno”. Ed è il “committente” (cioè tu, che vuoi farti costruire una casa).

      Normalmente il “committente” si rivolge ad una (o più, ma qui facciamola breve) impresa, che è l’esecutore dei lavori: in questo caso la Alisei (per te: l’impresa che scegli come preferisci, alla quale pagherai il costo di costruzione della casa che vuoi farti costruire).

      Nel caso dell’autocostruzione, il “committente” partecipa ai lavori di costruzione mettendoci un certo numero di ore di lavoro (in linea teorica, lo puoi fare anche tu se l’impresa cui ti sei affidato te lo consente: tipico è il caso in cui ci si fa costruire la casa “al rustico” per poi finirsela da soli se si è in grado di posare i pavimenti o si ha l’amico che fornisce le porte sulle quali si risparmierà qualcosa rispetto al costo che sarebbe dovuto all’impresa se questa eseguisse tutti i lavori). Ovviamente, serve comunque un’impresa (con l’escavatore, la gru, i ponteggi, etc etc) che come minimo fa le strutture (lo “scheletro”), cosa per la quale serve competenza, c’è una responsabilità anche penale e via dicendo. Quando poi il singolo “committente” si limita a mettere giù il parquet, o a tinteggiare le pareti, se opportunamente “formato” direi che ce la può anche fare. Magari (speranza dell’autocostruzione) lo fa anche con cura, perchè sta lavorando sulla casa in cui andrà a passare la sua vita.

      Io, nell’articolo del GdB, leggo solo che ad un certo punto è “sparita” l’impresa Alisei, che di fatto non ha più eseguito nessun lavoro (e suo “lavoro” era anche quello di seguire e coordinare i lavori “autonomi” che avrebbero potuto svolgere individualmente i committenti). Per tale impresa, qualche mese dopo, è stato dichiarato il fallimento. Non ne conosco i motivi, che potrebbero essere i più vari; non mi stupirei però se tale impresa avesse purtroppo subìto la stessa sorte di molte altre in quel (questo…) periodo difficile per il “mercato”.

      L’equivoco è che nella sintesi qui riportata sembra sia fallito il “committente”, la cooperativa Sogno, e che poi di seguito sia fallita l’impresa esecutrice: ma non mi pare di aver capito che sia invece andata così. Ovviamente, mi si corregga se ho inteso male io.

    • .
      .
      Perbacco, avendo copiato dal mio foglio di testo (che sennò parte sempre il messaggio in corso di scrittura…), non mi ero reso conto di aver così ecceduto.

      Chiedo venia, ma spero almeno di aver chiarito cosa ho capito io.

      Belpi, mi servisse mai un avvocato – dopo i tuoi numerosi e pertinenti chiarimenti – saprei a chi rivolgermi. Ti dovesse invece mai servire un CTP, se ti ho convinto…

  5. .
    .
    Mi permetto sommessamente di richiamare l’attenzione sul fatto che in questo caso non sono fallite “le ideologie”.

    E’ fallita un’impresa: la Alisei. Accadimento purtroppo non infrequente negli ultimi tre anni, credo possa essere condiviso (quasi…) da tutti.

    Esempi di realizzazioni in autocostruzione sono realtà frequenti e consolidate: soprattutto in Paesi della civile Europa (Olanda, Germania). Non ne mancano nemmeno qui da noi, per fortuna.