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Generosità premiata con il “Cuore amico”

(red.) Il 22 ottobre a Brescia viene consegnato dall’associazione Cuore Amico Fraternità Onlus il “Nobel” ai missionari.
La cerimonia si svolge alle 9,30 nella Sala Conferenze  della Banca di Credito Cooperativo Cassa Padana  in via Valcamonica 12-14/h in città.
L’Associazione, fondata da don Mario Pasini
nel 1980, nasce dal cuore delle mamme italiane. Infatti fu grazie alla risposta generosa delle lettrici della rivista “Madre”, di cui don Pasini era direttore, all’appello di una suora missionaria comboniana che nacque l’esigenza di costituire una associazione dedita al sostegno delle necessità dei missionari.
Nel corso degli anni con l’incremento delle adesioni da parte di migliaia di sostenitori, aumentano anche le richieste dalle missioni e gli aiuti distribuiti. Dai 250 milioni di lire (poco più di 125.000 euro) del 1980 a quasi 4 milioni di euro del 2010 che, grazie ai missionari e alle suore, si sono trasformati subito in pane, scuole, medicine e pozzi.
La programmazione degli interventi viene effettuata da un consiglio direttivo, composto da laici e religiosi che, di volta in volta, prende in esame le richieste che giungono da tutto il mondo. L’Associazione opera in stretto contatto con vari centri missionari italiani e, in particolare, con la diocesi e il centro missionario di Brescia.
Per ricordare e celebrare le figure eroiche di uomini e donne straordinari che dedicano tutta la loro vita alla missione e al servizio dei più poveri, nel decennale della fondazione è stato istituito il “Premio Cuore Amico ai missionari italiani” una sorta di “Nobel Missionario”.
Ogni anno una suora, un laico e un sacerdote vengono insigniti del riconoscimento che ha in dotazione una somma di denaro.
I riconoscimenti sono assegnati, quest’anno, alla bresciana suor Maria Lucia Bianchi, nata a Lograto 70 anni fa, delle Suore Benedettine della Provvidenza di Genova. Nel 1971 venne inviata in Burundi dove, insieme ad altre consorelle, ha iniziato a realizzare un Centro di soccorso per la popolazione, preda della malaria e di una savana torrida ed arida.
La missione venne poi chiusa per motivi politici nel 1987 e suor Lucia espulsa dal Burundi dove vi ritorna nel 1989. Nel 1995 è costretta a trasferirsi nella capitale perché la missione è nell’occhio del ciclone della guerra. Dopo un periodo in Italia, un altro in Costa d’Avorio e, nel 2000, il rientro nel suo amato Burundi.
Premiata anche, con una menzione speciale alla memoria, Maria Grazia Buggiani, nata in provincia di Napoli da genitori fiorentini, spirata lo scorso maggio. Quaranta giorni dopo è deceduto anche il marito che con lei aveva condiviso una vita al servizio degli altri.
E’ stata medico-missionario, lasciando l’Italia per la prima volta nel 1964 diretta nell’allora Rhodesia del Sud. Nel 1968 è andata in Zambia, ad organizzare il nuovo ospedale, per poi tornare nell’ex Rhodesia, ora Zimbabwe, nel 1981 per iniziare dal nulla l’attività sanitaria in un Paese devastato dalla guerra.
Grazie all’aiuto di molti benefattori italiani, è riuscita ad aprire un orfanotrofio per i moltissimi orfani che era costretta ad ospitare nel reparto di pediatria, benché sani. Anni difficili, gravati dalla pesante crisi politica del Paese. Nonostante ciò la dottoressa Buggiani, insieme al marito Oscar Schieppati sposato nel 1993 in Zimbabwe, è sempre rimasta saldamente al suo posto per poter garantire un servizio medico-chirurgico di base alla popolazione che Maria Grazia Buggiani affiancava ad un’intensa opera sociale.
Ernestina Cornacchia è nata invece settant’anni fa a San Giorgio di Mantova in una famiglia di agricoltori. Nel 1968 è entrata nella Croce Rossa italiana dove ha fatto il corso di infermiera professionale e, poi, di assistente sanitaria. Dal 1984 al
1987 ha chiesto un periodo di aspettativa all’Asl dove lavorava per fare un’esperienza di volontariato in Rwanda con il Servizio Volontario Internazionale di Brescia. Dal 1991, in pensione, è partita come missionaria per la Diocesi di Salvador Bahia in Brasile, su mandato della Diocesi di Mantova. Vent’anni di servizio socio-educativo e di evangelizzazione nelle favelas e nei villaggi dei pescatori.
Un altro “cuore amico” è padre Alberto Modonesi, nato nel 1942 a Corticelle Pieve, nel Bresciano, ed ordinato sacerdote Comboniano nel 1967.
Nel 1970 è andato in Sudan dove è rimasto fino al 2010, con alcune interruzioni per studiare al Centro universitario di Nairobi e per dirigere il Centro di Studi Arabi ed islamici al Cairo, in Egitto. Paese in cui si trova tuttora, in una piccola parrocchia di copti cattolici alla periferia del Cairo. Oltre alla cura pastorale dei pochi cristiani cattolici di questa zona, l’attività di padre Alberto si svolge nell’ambito del dialogo con il mondo musulmano e nell’impegno ecumenico. “Il cristiano egiziano deve saper uscire dal sentimento del vittimismo e della paura della persecuzione che paralizza ogni suo movimento”, sostiene padre Alberto, “e deve essere aiutato a lanciarsi verso la scoperta di un Cristianesimo senza frontiere che testimoni la gioia di conoscere e di amare Cristo e di farlo conoscere ed amare”.
Con lui viene premiato anche padre Renato Modonesi, nato anch’egli, 73 anni fa, a Corticelle Pieve, nel Bresciano..
“Avevo 21 anni e tanti progetti in testa , non avevo altri diplomi che la quinta elementare . Quando avevo deciso, in cuor mio, di fare qualcosa anch’io come mio fratello Alberto, in molti hanno cercato di impedirmi di entrare in seminario a Crema, tra le vocazioni adulte. Ma divenni sacerdote missionario Comboniano nel 1969”. Così padre Renato racconta della sua vocazione che lo ha sostenuto quando nel 1975 è partito per lo Zaire.
Poi si è spostato, in vari paesi dell’attuale Repubblica democratica del Congo. Ed in Africa è rimasto in tutto 35 anni. “Quando penso che il Congo, otto volte l’Italia, potrebbe sfamare tutto il mondo e che quattro milioni di abitanti senza colpa non sanno niente di Gesù”, ha detto il religioso, “mi viene da piangere”.

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I commenti dei Lettori (1)

  1. OC1976 scrive:

    Queste sono le notizie che vorrei leggere tutti i giorni.
    Queste le persone delle quali vorrei che si parlasse.
    Grazie a loro ed a tutti quelli che li sostengono.
    Forse il mondo non sarà posto migliore perchè ci sono troppi problemi, ma di sicuro la vita di qualcuno sarà meno dura e triste.
    Grazie


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