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Toffoli (Pdl). “Province: rimodularle e ridurre altri costi della politica”

Pubblicato il 10 settembre 2011
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Da molto tempo si sente parlare della riforma dello Stato che se ben vogliamo stare a guardare era già stata fatta dal precedente governo Berlusconi e che la demagogia di sinistra con un referendum ingannevole è riuscita a cancellare. Si parla anche dei costi della politica come se fossero l’unico problema italiano dimenticando che il debito ci arriva da anni di malgoverno di centro sinistra che ci ha portato nelle condizioni di difficoltà attuali. Pur ritenendo che i costi della politica debbano essere contenuti, a differenza di molti, non li ritengo il male assoluto bensì uno dei malcostumi italiani che vanno corretti.
Andando alla riforma dello stato legandola al tema di questi giorni la soppressione delle province, presentata come la soluzione di tutti i mali, va precisato che il problema delle province viene da lontano ed è legato alla nascita delle regioni, infatti, la sinistra che era fortemente regionalista ha proposto negli anni 70 le regioni quale panacea di tutti i mali e con le regioni voleva l’abolizione delle province che successivamente, con la solita coerenza, ha messo in costituzione con la riforma del titolo quinto.
Preciso che non sono favorevole all’eliminazione, fine a se stessa, delle province, ma ritengo che la sinistra su questo argomento abbia, come sempre, poche idee ma ben confuse, mentre è sempre più brava nella gestione delle banche e del potere in generale (Gramsci e Consorte ormai vanno a braccetto).
Per quanto attiene le province, ho affermato di non ritenere giusta la loro totale soppressione per alcune ragioni molto semplici, forte dell’esperienza personale nella Provincia di Brescia, perché ritengo che sia difficile per un piccolo paese, come potrebbe esser Irma in Val Trompia o Lavenone in Val Sabia, rapportarsi con Milano mentre è molto più semplice far riferimento a Brescia dove le tematiche possono essere meglio conosciute.
Ritengo al contempo che sia indispensabile rimodulare le province e non solo queste, e a tale proposito voglio evidenziare una mia idea maturata nel tempo che prevede una riforma strutturale molto ampia dei livelli rappresentativi e non solo e che si sintetizza in: le circoscrizioni cittadine devono avere minimo 50.000 abitanti ed avere maggiori poteri decisionali di quelli attuali;  i comuni con meno di 10.000 abitanti devono unirsi ad altri comuni al fine di raggiungere il numero minimo di 10.000 abitanti.
Per le zone montane il numero di abitanti potrebbe scendere a 5.000; devono essere soppresse le comunità montane ed essere sostituite con un assessore provinciale (con unica delega la montagna) se il territorio provinciale è almeno per il 50 % di tipo montagnoso; eliminazione di tutti gli altri enti finanziati dallo stato in montagna;  ridurre a massimo 2, per provincia, i consorzi irrigui; eliminazione delle province che hanno meno di 1.000.000 di abitanti. Le province soppresse devono unirsi o confluire in altre per raggiungere il numero minimo di abitanti; eliminazione delle regioni con un numero di abitanti inferiore a 5.000.000. Le regioni soppresse dovranno unirsi o confluire in altre regioni. A tale proposito evidenzio che circa il 50% del debito pubblico è dato dalle regioni che devono essere ampiamente riviste nelle competenze, altrimenti sono loro l’ente da eliminare;  riduzione del numero dei parlamentari (120 uno ogni 500.000 abitanti) con un numero massimo che non può superare i 200 per ogni camera. Il senato dovrebbe essere la camera degli enti locali; i comuni, le province, le regioni e lo stato, non possono partecipare o essere soci in aziende che per tre anni consecutivi, dopo i primi due di avviamento, non hanno prodotto utili.
Queste piccole modifiche potrebbero ridurre notevolmente il costo dello stato e della politica. Si pensi che solo per la parte provinciale è stato calcolato possono (in caso di soppressione totale) far risparmiare 300 euro all’anno a famiglia, mica poco per uno stato come il nostro che è costantemente alla ricerca di risorse.
Confido che questa proposta, attuabile parzialmente già con le leggi in vigore, possa essere presa in considerazione anche da quei politici e funzionari che rispondono: “ma si è sempre fatto così …” e bloccano ogni cambiamento. Invece, sarebbe opportuno un dibattito che consenta di arrivare presto, anche attraverso una Costituente, ad una applicazione più o meno modificata, che consenta da una parte risparmi e dall’altra aumenti di efficienza. 

Roberto Toffoli Consigliere Comunale di Brescia del PDL

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