Tintoretto e Cimabue vivono una serie di problematiche sociali e strutturali. 


(red.) Immense e imponenti,  le due torri cittadine di San Polo, Tintoretto e Cimabue (quelle colorate), dove risiedono 400 famiglie in tutto (a maggioranza immigrati), rappresentano fisicamente il fallimento di un certo tipo di edilizia economico-popolare sulla quale a Brescia si è investito parecchio alcuni decenni fa.
Nate dalla mente dell'architetto Leonardo Benevolo all'inizio degli anni 70, dovevano essere una sorta di quartiere autosufficiente, immerso in un contesto pensato per rappresentare una sorta di cittadella moderna al servizio delle famiglie. La prova dei fatti è stata ben diversa e ha trasformato questa realtà in un ghetto per persone bisognose di assistenza. Ora, Aler e comune di Brescia (proprietari rispettivamente del Tintoretto e della Cimabue), hanno deciso di studiare un massiccio piano di riqualificazione, con una serie di accorgimenti sociali e strutturali che dovrebbero migliorare la vivibilità per i residenti.
Una prima bozza del progetto, ultimato entro la fine dell'estate, è già stata discussa una settimana fa dalla giunta di Palazzo Loggia. Tra le novità allo studio ci sono l'aumento degli ingressi nelle palazzine (attualmente l'entrata è unica), che dovrebbero diventare tre, mentre non si esclude l'installazione di due ascensori esterni. Gli immobili, inoltre, verranno adattati alle ultime normative sull'edilizia, che comprendono anche una serie di accorgimenti per il risparmio energetico.
Sul fronte sociale, invece, le torri verranno divise in tre livelli. Il primo ospiterà funzioni di tipo terziario e di vita associata. Il secondo livello, invece, sarà destinato al residenziale puro. Il terzo verrà riservato a fasce particolari della società, come giovani coppie o studenti, dal momento che la metropolitana leggera garantirà collegamenti più semplici e veloci con il centro storico.
Sulla grande piastra ai piedi delle due torri potrebbe nascere una nuova palazzina, destinata ad ospitare gli alloggi che verranno perduti con la riqualificazione. Per il momento non c'è ancora niente di concreto, solo ipotesi. Importante sarà riuscire a reperire i finanziamenti regionali necessari per la riqualificazione. Dal Pirellone l'assessore alla Casa Mario Scotti, bresciano di Monticelli Brusati, si è sempre detto favorevole a discutere un progetto con queste finalità.

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