(v.p.) Il Pcb è presente in grandi quantità e in diversi luoghi della nostra città e non solo nella zona dell'impianto chimico Caffaro come si pensava (o sperava). Nei prossimi mesi l'amministrazione comunale dovrà decidere che interventi realizzare per gettare le basi della lunghissima bonifica. Per capire meglio quali saranno le mosse di Palazzo Loggia, quiBrescia.it ha chiesto alcuni chiarimenti a Ettore Brunelli, assessore all'Ambiente del comune di Brescia.
D. Assessore, verranno svolte nuove indagini del suolo nei confini cittadini?
R. Sì, ci saranno nuove campionature del terreno che, seguendo il fiume Mella, andranno dalle Fornaci fino al confine con Castelmella.
D. Parlando di finanziamenti, a che punto sono e come verranno impiegati?
R. Palazzo Loggia ha ricevuto dallo Stato due milioni di euro, che serviranno per il piano di caratterizzazione della zona inquinata riconosciuta dallo stato (quella a Sud dell'azienda Caffaro). Le altre zone da caratterizzare (quartiere Primo Maggio e Chiesanuova) sono a carico nostro. Solo la Regione Lombardia ha messo a bilancio un contributo per la bonifica: 800 mila euro che, a caratterizzazione avvenuta, verranno impegnati per la messa in sicurezza del campo sportivo Calvesi o del parco di via Passo Gavia.
D. I dati sull'inquinamento da Pcb di Brescia risalgono a più di cinque anni fa. Ne verranno fatti di nuovi?
R. I dati che abbiamo risalgono alla costruzione del termoutilizzatore. Sono tuttora affidabili, visto che l'impianto di Asm, lo dimostrano i dati consultabili anche su internet, emette concentrazioni di Pcb quasi nulle. E comunque non possono essere penetrate nel suolo in così poco tempo.
D. Sulla bonifica, si parla di una rizzollatura del terreno e di una collaborazione con gli agricoltori della zona bloccata dalle ordinanze…
R. Rizzollare mi sembra una soluzione improbabile. Bisognerebbe togliere mezzo metro di terra in un perimetro di 80 ettari (inizialmente), e poi risistemare del terriccio non contaminato. Oltretutto i terreni inquinati andrebbero stoccati come materiale tossico. Mi sembra più praticabile la soluzione del bosco, che darebbe un grande sollievo anche allo smog della città, magari coinvolgendo anche gli agricoltori, che potrebbero gestire il bosco e fungere da sentinelle del territorio, con un risvolto anche occupazionale.

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